Cos’è il bullismo?

Per bullismo si intendono tutte quelle azioni di sistematica prevaricazione e sopruso messe in atto da parte di un bambino/adolescente, definito “bullo” (o da parte di un gruppo), nei confronti di un altro bambino/adolescente percepito come più debole, la “vittima”.

Il termine bullismo è la traduzione italiana dell’inglese “bullying”, prepotenza, ed è stato investito di una specificità nel designare fenomeni relativi all’età evolutiva.

In alcuni paesi, come la Scandinavia, lo stesso fenomeno era stato inizialmente descritto con il termine “mobbing”, un fenomeno simile al bullismo che tuttavia si riferisce ormai in tutti territori, compreso il nostro, al mondo del lavoro e quindi all’età adulta.

Secondo le definizioni date dagli studiosi del fenomeno , uno studente è oggetto di azioni di bullismo quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da uno o più compagni: non si fa quindi riferimento ad un singolo atto, ma a una serie di comportamenti portati avanti ripetutamente da parte di qualcuno che fa o dice cose per avere potere su un’altra persona.

La sofferenza psicologica e l’esclusione sociale sono sperimentate di sovente da bambini che, senza sceglierlo, si ritrovano a vestire il ruolo della vittima subendo ripetute umiliazioni da coloro che invece ricoprono il ruolo di bullo.

I bulli sono spesso persone più forti fisicamente e i loro obiettivi diventano frequentemente i coetanei più deboli; generalmente il bullo possiede un senso di sicurezza in sé nutrito proprio delle sue prepotenze su quelli che hanno risposte più remissive. Generalmente i bulli, dietro la loro apparente sicurezza, mostrano dei problemi relazionali destinati a peggiorare con il trascorrere del tempo se le loro modalità relazionali non cambiano. I bambini e i ragazzi che esercitano delle azioni di prevaricazione fisica o verbale, hanno mostrato di essere meno capaci nell’etichettare in modo corretto le espressioni emotive degli altri, problematica che spiega la tendenza a rispondere in modo aggressivo anche a comportamenti neutri o positivi mostrati da altri bambini e ragazzi. È altrettanto importante sottolineare che spesso esistono anche delle caratteristiche familiari che tendono a favorire comportamenti bullistici: si è evidenziata la presenza diffusa di modalità di gestione della disciplina piuttosto rigide o, viceversa, inconsistenti. Una caratteristica è anche il contesto culturale in cui si vive: i ragazzi che opprimono e quelli che subiscono sono il frutto di una società che tollera la sopraffazione.

Il bullismo e’ quindi figlio di un contesto culturale più ampio, in cui si persegue un modello di forza e potere, in cui vige la distinzione dell’umanità tra vincenti e perdenti, l’esaltazione di leader autoritari e di immagini maschili e femminili di successo, in cui la sconfitta non e’ ben vista.

Secondo indagini Istat sui comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi, nel 2016, più del 50% degli 11/17enni è stata vittima di un episodio offensivo, irrispettoso e/o violento da parte di coetanei.

I comportamenti violenti che caratterizzano il bullismo sono i seguenti:

–         Offese, parolacce e insulti;

–         Derisione per l’aspetto fisico o per il modo di parlare;

–         Diffamazione;

–         Esclusione per le proprie opinioni;

–         Aggressioni fisiche.

Per gli psicologi si tratta di una vera e propria emergenza, che può essere contrastata a partire dall’intervento a scuola e la figura dello psicologo all’interno dei contesti scolastici appare fondamentale, per individuare in maniera tempestiva i disagi prima che possano favorire lo sviluppo di sindromi psicologiche.

Le vittime sono accomunate da caratteristiche psicologiche e comportamentali simili, una delle quali è la mancanza di assertività , cioè della capacità di esprimere se stessi. Spesso le vittime del bullismo sviluppano sintomi di ansia o depressione, che vengono manifestati in modo più o meno palese, frequentemente sotto forma di conversioni in sintomi somatici (febbre, mal di testa, problemi gastrointestinali,…) che rappresentano un modo per tenersi lontani dai posti in cui vengono molestati; altre volte i segni di malessere psicologico possono essere più chiari, come nel caso di crisi di ansia o di pianto o quando sono presenti incubi ricorrenti su temi legati alle pressioni subite.

E’ possibile che le azioni di bullismo si verifichino anche attraverso Internet o attraverso il telefono cellulare: in questo casa si parla di cyberbullismo. Il bullo può mantenere nella rete l’anonimato, ha un pubblico vasto, il Web, e può controllare le informazioni personali della sua vittima; la vittima, al contrario, può avere delle difficoltà a scollegarsi dall’ambiente informatico, non sempre ha la possibilità di vedere il volto del suo aggressore, e può avere una scarsa conoscenza circa i rischi della condivisione delle informazioni personali su Internet. E’ un fenomeno molto grave perché in pochissimo tempo le vittime possono vedere la propria reputazione danneggiata in una comunità molto ampia, anche perché i contenuti, una volta pubblicati, possono riapparire a più riprese in luoghi diversi.

Proprio per queste maggiori difficoltà, da parte della vittima, talvolta essa può arrivare a compiere atti davvero tragici. Troppi suicidi di adolescenti hanno funestato l’Italia: da Carolina Picchio ad Andrea Spezzacatena, il ragazzo dei “pantaloni rosa”, accusato e denigrato dai compagni solo perché amava indossare quel colore e “quindi ritenuto omosessuale”; e ancora il tentato suicidio di una sedicenne a Pordenone che si è salvata grazie a una tapparella, ed è viva dopo mesi trascorsi in rianimazione.

La campagna di prevenzione itinerante contro il cyberbullismo della Polizia Postale, “Una Vita da Social”, è stata selezionata dalla Commissione europea tra le migliori pratiche a livello europeo. Ha ottenuto oltre 98.000 like la relativa pagina Facebook dove vengono pubblicati gli appuntamenti, le attività, i contributi eccellenti di tutte le tappe del tour e dove i giovani internauti possono riportare direttamente le loro impressioni ad ogni appuntamento. Nel corso dell’anno sono stati fatti numerosi incontri educativi su tutto il territorio nazionale e complessivamente sono stati contattati 500 mila studenti e oltre 1500 Istituti scolastici per i quali è stata messa a disposizione anche un’email dedicata: progettoscuola.poliziapostale@interno.it.

 

Valentina G.

Print Friendly, PDF & Email

Related posts