20092017Ultime Notizie:

Crescono nel mondo povertà e disuguaglianza

Gli 8 uomini più ricchi del pianeta bastano per fare la ricchezza dei 3,6 miliardi più poveri.

Il rapporto Oxfam, la ong britannica attenta all’economia sociale, conferma che l’1% dei più facoltosi al mondo possiede quanto il restante 99%.

In Italia l’1% più ricco possiede il 25% della ricchezza nazionale (mentre l’anno precedente si attestava al 23%); Oxfam Italia ha elaborato i dati dividendo la popolazione italiana in diversi gruppi e attribuendo loro i valori della ricchezza nazionale netta, che nel 2016, si e’ attestata a 9.973 miliardi di dollari. Il 20% della popolazione più ricca detiene da sola poco più del 69% di questo valore nazionale; il successivo 20% controlla il 17,6% della ricchezza, lasciando al 60% degli altri concittadini appena il 13,3%. Bastano i primi sette miliardari indicati nella classifica di Forbes (un elenco che va dalla Rosa Anna Magno Garavoglia del gruppo Campari a Giorgio Armani, da Gianfelice Rocca a Silvio Berlusconi passando per Giuseppe De Longhi e augusto e Giorgio Perfetti) per eguagliare quanto possiede il 30% dei concittadini più poveri.

Secondo il report del World Economic Forum 2017, l’Italia risulta essere il fanalino di coda tra i paesi avanzati per la “crescita inclusiva”, cioè la capacità di ridurre le disparità di reddito e favorire l’inclusione sociale per rafforzare la sua economia. L’Italia è al 27 esimo posto su 30 nella classifica dell’ Inclusive Development Index; idati più recenti confermano che le disuguaglianze sono in aumento ma soprattutto sono uno dei problemi più importanti dell’economia nazionale e globale. Ciononostante, in Italia l’argomento è ancora un tabù e non riceve l’attenzione degli economisti che invece meriterebbe.

Vale la pena sottolineare che non è l’ammontare della ricchezza mondiale a cambiare, ma la sua concentrazione: i ricchi stanno diventando sempre più ricchi e i poveri stanno diventando sempre più poveri. La forbice tra loro continua ad allargarsi determinando l’aumento esponenziale delle disuguaglianze economiche e sociali anche tra individui che vivono nello stesso paese. Nelle economie avanzate, infatti, le disuguaglianze sono aumentate considerevolmente negli ultimi trent’anni, tanto da tornare ai livelli di oltre cento anni fa, quando le società erano divise in classi economico-sociali in maniera ben più definita di oggi.

Le disuguaglianze economiche determinano la nascita di vere e proprie elite di ricchi capaci di influenzare in maniera significativa anche i processi politici i quali mettono in atto politiche che favoriscono proprio l’incremento delle disuguaglianze.

Sono le multinazionali e i super ricchi ad alimentare le diseguaglianze, attraverso elusione e evasione fiscale, massimizzazione dei profitti e compressione dei salari. Grandi corporation e miliardari usano il potere politico per farsi scrivere leggi su misura, attraverso quello che Oxfam chiama “capitalismo clientelare”.

Ma Oxfam non punta il dito solo sulla differenza tra i patrimoni di alcuni e i risparmi, piccoli o grandi: le differenze si sentono anche sul reddito, che ormai sale solo per gli strati più alti della popolazione. Se un tempo l’aumento della produttività si traduceva in un aumento salariale, oggi, non è più così e il legame tra crescita e benessere è svanito.

Gli ultimi dati Eurostat confermano che i livelli delle retribuzioni non solo non ricompensano in modo adeguato gli sforzi dei lavoratori, ma sono sempre più insufficienti a garantire il minimo indispensabile alle famiglie; e per l’Italia va anche peggio, essendo sotto di due punti alla media Ue.

Il reddito e’ una buona unità di misura anche per altre disuguaglianze: Oxfam ha calcolato che, con i trend attuali, serviranno 170 anni affinché le donne possano raggiungere lo stesso livello retributivo degli uomini; oppure basterebbe recuperare l’elusione fiscale delle grandi multinazionali per mandare a scuola 124 milioni di bambini.

Oxfam ha lanciato una petizione al popolo di Davos per chiedere un intervento dei governi per una economia umana dove sono otto i punti richiesti: politiche per arginare la concentrazione di ricchezza; stop alla concorrenza fiscale al ribasso; sostegno a modelli di business non orientati solo a massimizzare il profitto; incoraggiamento di innovazioni tecnologiche a vantaggio di tutti; una transizione verso l’uso di energie rinnovabili; la promozione dello sviluppo in base anche ad indicatori relativi al benessere dei cittadini e non solo del pil.

E’ ormai tempo che anche in Italia il governo e le principali forze politiche si facciano davvero carico di queste preoccupazioni” afferma la direttrice di Oxfam Italia, Elisa Bacciotti “ed inizino a porre in atto misure concrete per attuare un nuovo modello economico, un’economia umana che dia alle persone salari dignitosi, servizi pubblici di qualità e uno sviluppo economico che rispetti il pianeta”.

 

Valentina G.