Non sempre il lavoro viene apprezzato soprattutto se svolto dalla magistratura

IMG-20140815-WA0011Su Panorama del 25 marzo 2010, a pagina 63, è apparso un articolo dedicato all’inchiesta sulla Protezione Civile, in cui il Sostituto procuratore di Roma Stefano Pesci viene equiparato a una talpa, per il fatto di aver passato delle informazioni a un collega di Firenze. Sono rimasto colpito da alcune affermazioni che, al fine di evitare incomprensioni riporto integralmente: “Probabilmente per Pesci trasmettere informazioni riservate a un collega era meno grave che riferirle a un indagato e per questo ha ritenuto di farlo”. Se collaborare e scambiarsi informazioni fra colleghi con l’intento di prevenire fenomeni di corruzione o di sovrapposizione di indagini viene equiparato, come si afferma nell’articolo, a fenomeno di “controspionaggio degno del MI5” credo di non avere più le idee chiare.
Premesso che leggo sempre con particolare interesse Panorama, devo dire che in questo caso non comprendo il senso di queste valutazioni. In particolare, mi sembra che sia in atto un attacco alla magistratura. E non è difficile comprenderne le ragioni: attaccare la magistratura è un cavallo facile da cavalcare. Basta guardarsi intorno, per rendersi conto che sono tanti coloro che, per un verso o per un’altro, ritengono di avere subito un qualche torto da un magistrato. E allora parlare male della magistratura significa strizzare l’occhio alla folta schiera di coloro che, a torto o a ragione, si ritengono vittime della giustizia. Salvo poi riempire pagine e pagine di giornali volte a lodare l’azione del governo che ha arrestato latitanti condannati – dalla giustizia – in via definitiva.
Vorrei portare l’attenzione su due semplici considerazioni: la prima è che i latitanti vengono arrestati dalle forze dell’ordine con la competente regia della magistratura; la seconda è che, se si attribuisce al governo il merito delle azioni di polizia e dei colpi assestati alla criminalità è perché giustamente il governo è ritenuto il vertice dell’amministrazione. Tuttavia il modo di ragionare e di valutare deve pur essere coerente: o il governo è sempre il vertice dell’amministrazione o non lo è mai! Non può rivendicare a sé il merito delle vittorie dello Stato ed attribuire agli altri le sue sconfitte. Ciò genera confusione e ci fa smarrire la differenza tra collaborare con colleghi e collaborare con indagati, che francamente sono due cose che insieme non possono stare.IMG-20140612-WA0008

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