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Una voce che non ci appartiene

Quando registriamo la nostra voce e la riascoltimo non ci piace, è come se non ci appartenesse, come se non fosse la nostra voce, ci sembra strana, è questione di fisica o psicologia e succede a tutti. La sensazione che singer-1047531_1920proviamo quando ci riascoltiamo è sgradevole. Ascoltiamo una voce o troppo nasale, o troppo grave, troppo infantile o stridula. La voce che sentiamo quando parliamo è diversa da quella che riscoltiamo dopo averla registrata. I suoni che ascoltano gli altri attraversano solo l’aria prima di arrivare alle orecchie, invece i suoni che noi stessi emettiamo attraversano anche le ossa e i tessuti, dalla laringe, la coclea, l’organo sensitivo dell’orecchio e anche l’aria.

(Fonte: http://www.focus.it/scienza/scienze/perche-la-nostra-voce-registrata-ci-sembra-diversa-da-quella-naturale)

QUESTIONE DI FISICA. Le onde sonore assumono frequenze diverse attraversando l’aria o un mezzo solido e quindi la voce ha un timbro diverso. Inoltre, un registratore altera la voce, anche se in maniera minima. Durante le registrazione, infatti, il suono viene “tradotto” da onde sonore meccano-elastiche (cioè vibrazioni) a onde elettromagnetiche (cioè segnali elettrici), mentre per l’ascolto avviene il processo inverso: così la voce che esce da questi passaggi non è mai perfettamente identica all’originale.

QUESTIONE DI PSICOLOGIA. Oltre a suonare strana, però, è molto probabile che la voce registrata non piaccia affatto. Accade perché, una volta posti davanti alla “cruda realtà”, percepiamo la nostra voce come estranea, non familiare. Un po’ come quando vediamo le nostre fotografie e d’un tratto ci osserviamo dall’esterno: siamo abituati a vedere i nostri corpi allo specchio, da una distanza ravvicinata, con i loro difetti e asimmetrie capovolti. Nelle fotografie invece il nostro cervello ci vede in un modo a cui non siamo abituati. Allo stesso modo, sentire la nostra voce da un registratore, così diversa dal solito, ci mette a disagio.
Serena Smiriglia

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