17102018Ultime Notizie:

Referendum trivelle

Lo scorso 17 Aprile gli italiani sono stati chiamati alle urne in occasione del referendum abrogativo sulla durata delle concessioni delle estrazioni di idrocarburi in mare fino a 12 miglia dalla costa.

Il referendum abrogativo sulle trivelle in mare si è concluso con un quorum che non è stato raggiunto e un’affluenza che si è fermata al 32%.

Il quorum del 50% più uno dei votanti, previsto per la convalida del risultato, è stato raggiunto solo in Basilicata; all’obiettivo non ci si è avvicinati in nessuna delle regioni che si affacciano sull’Adriatico: la Puglia si è fermata al 41,64%; Marche ed Emilia Romagna non sono andate rispettivamente oltre il 34,75% e il 34,29%; il Veneto si è fermato al 37,88%; il Friuli Venezia Giulia al 32,16%.

Il risultato alla fine non avrà alcun effetto pratico, ma la vittoria dei sì è stata netta.

I cittadini erano chiamati a esprimersi sull’abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine, abbiano durata pari alla vita utile del giacimento nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Si votava per abrogare il comma 17, terzo periodo, dell’articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come sostituito dal comma 239 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, limitatamente alle seguenti parole:

Per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale“.

Questa norma permette la ricerca e lo sfruttamento di giacimenti petroliferi o di gas naturale nel territorio nazionale compresi i mari entro le dodici miglia dalla costa.

Chi voleva l’abrogazione di questa possibilità doveva votare “Si”, chi non voleva abrogarla doveva votare “No”.

Nel corso della giornata, non sono mancate le polemiche, come quella di Ernesto Carbone, parlamentare Pd, che in piena votazione, ha twittato un “ciaone“, riferito al quorum, che a molti è sembrata una chiara presa in giro a chi è andato alle urne.

Da Palazzo Chigi, Matteo Renzi dichiara:

In questo referendum ci sono vincitori e sconfitti. I vincitori sono gli 11 mila operatori, i lavoratori del settore. A loro innalzo i calici. Gli sconfitti non sono i cittadini che hanno votato, chi vota non perde mai. Gli sconfitti sono i consiglieri regionali e i presidenti che hanno voluto cavalcare il referendum per questioni politiche. Potevamo evitare questo referendum per risparmiare 300 milioni di euro, ma il voto è stato usato per esigenze di conta da parte di qualcuno. Ho molto sofferto la scelta di non andare a votare, ma non perché ci fossero dubbi costituzionali, perché l’istituto del quorum permette di esprimere un dissenso dichiarato con l’astensione. Ho ricevuto una mail da parte di un ragazzo che ha compiuto 18 anni nelle settimane scorse che mi chiedeva un consiglio se andare a votare o meno per la prima volta. Ho fatto fatica personalmente a spiegare le motivazioni del non voto. Ma il Sì al referendum avrebbe portato a 11mila licenziamenti. E un presidente del Consiglio deve stare al fianco dei lavoratori. Ho scelto di non votare perché questo era lo strumento a disposizione di chi voleva difendere questo settore“.

 

Valentina G.

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