18102017Ultime Notizie:

“Non troppo piccoli per parlare di alcol” partendo dal Veneto, passando dalla calabria approda in Sicilia

“Non troppo piccoli per parlare di alcol” è un progetto, nato dall’idea del presidente A.n.a.s. Veneto, Francesco Bitto, in collaborazione con alcuni membri direttivi, al fine di sensibilizzare l’abuso eccessivo di alcol tra i più giovani.

Dopo essere stato pianificato, il progetto è stato proposto all’interno delle scuole medie e superiori.

 

Si, perché l’abuso di alcool, insieme al consumo di droghe pesanti, è considerato una tra le principali cause di morte tra i giovani, sia in modo diretto che indiretto; in Italia, come riporta uno studio dell’Eurispes,  si bevono circa 34 milioni di ettolitri di vino, 14 milioni di ettolitri di birra, 23 milioni di litri di grappa e 58 milioni di litri di superalcolici. La cosa più preoccupante è che questa enorme quantità di alcool non viene consumata da ubriaconi all’osteria, tanto per passare il tempo, ma da giovani spesso al di sotto dei venti anni.

Un giovane su quattro tra i 15 e i 29 anni, in Europa, muore a causa dell’alcool, primo fattore di rischio di invalidità, mortalità prematura e malattia cronica nei giovani.

Tra il 40 e il 60% di tutte le morti nella regione europea dovute a ferite intenzionali e accidentali sono attribuibili (ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Europa) al consumo di alcool che costa, nel complesso, alla società una quantità pari al 2-5% del Prodotto interno lordo.

Le statistiche sull’alcolismo giovanile hanno inoltre evidenziato che i bevitori sono soprattutto:

  • di sesso maschile;
  • hanno iniziato a bere in compagnia di amici, in un bar o pub, in un ristorante;
  •  la motivazione di base è la ricerca di un migliore rapporto con gli altri.

 

L’alcol è una sostanza tossica e in quanto tale può causare dipendenza anche in misura maggiore rispetto a molte droghe e il suo consumo, se eccessivo, può provocare danni anche molto seri all’organismo, in particolare al fegato e al cervello.

Sotto i 16 anni, gli enzimi in grado di metabolizzare l’alcol sono completamente assenti; tali enzimi arrivano a maturazione non prima dei 21 anni d’età: prima dei 16 anni l’alcol non dovrebbe essere assunto nemmeno in quantità moderate, in quanto l’organismo non è ancora in grado di metabolizzarlo.

Tra i 16 e i 21 anni, invece, la metabolizzazione è più difficoltosa e più lenta: la dipendenza arriva prima, quindi i danni dell’alcol al fegato e al cervello arrivano con dosi più basse.

 

È stato, inoltre, osservato che la dipendenza all’alcol ha più probabilità di svilupparsi se il consumo di alcol comincia prima dell’età adulta. I ricercatori hanno riscontrato che prima inizia il consumo, più alto è il rischio di dipendenza all’alcol nel tempo. Tuttavia, recenti studi condotti nel Regno Unito suggeriscono che gli adolescenti che bevono piccole quantità di alcol a casa e in famiglia hanno meno probabilità di farne un consumo eccessivo: il controllo dei genitori sul consumo di alcol in un ambiente famigliare può anche essere un modo per stabilire un dialogo genitori-figli sul tema dell’alcol.

Ormai non solo più all’estero ma anche in Italia si è andata diffondendo la “moda” ( se così è possibile chiamarla) tra i giovanissimi di bere per sballarsi o ubriacarsi: quest’abitudine, presente sia tra i ragazzi che tra le ragazze, si associa spesso al “binge drinking” cioè il bere compulsivamente dai sei o più bicchieri di alcolici e/o superalcolici in meno di due ore, spesso senza mangiare nulla.

Sicuramente in questi comportamenti di gruppo l’emulazione gioca un ruolo fondamentale, come ha dimostrato una ricerca che ha valutato la maggior assunzione di alcolici tra gli abituali fruitori di film nei quali nelle più svariate occasioni di vita gli attori consumavano bevande alcoliche.

anas venetoSi può pensare che il fenomeno interessi soprattutto i ragazzi, ma anche una buona percentuale di ragazze ha iniziato a bere in compagnia e la cui motivazione è la ricerca di un rapporto migliore con gli altri, rapporto che a quanto pare senza l’annullamento dei freni inibitori dato dall’alcol non riescono ad avere.

 

È dunque indispensabile scoraggiare lo”sballo” dei più giovani e questo va fatto anche spiegando loro a quali conseguenze a breve e a lungo termine vanno incontro, ma è altrettanto indispensabile cercare di prevenirlo: in questo modo interviene il progetto “Non troppo piccoli per parlare di alcol”.

Grazie alla collaborazione con gli alcolisti anonimi vengono illustrati i problemi partendo da un quadro medico seguiti, poi, da testimonianze di chi la dipendenza da alcol è stata un problema.

Le scuole e gli insegnanti, piacevolmente coinvolti da questa iniziativa, pianificano incontri affinché l’intervento sia inserito all’interno di un percorso formativo.

 

 

Valentina G.

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