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MESSINA: Prof. Vincenzo Cicero “Fotogrammi di umanità”

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“Fotogrammi di umanità”: questo il titolo della relazione tenuta dal Prof. Vincenzo Cicero, docente di Filosofia dell’Università di Messina, nella seconda serata di questa quinta edizione della Settimana Teologica. A moderare l’incontro è stato il Prof. Antonino Carabellò, docente di filosofia del liceo classico La Farina il quale, ricollegandosi alla prolusione tenuta da Mons. Ladaria, ha ricordato che la Costituzione Conciliare Evangelii Gaudium ci consegna un’immagine di Cristo, Uomo perfetto, non solo perché integralmente uomo, ma anche perché realizzato nella sua duplice essenza. Gesù, infatti, è la risposta al salmo 8 (Che cos’è l’uomo perché ti ricordi di lui) che sottotitola il percorso scelto per questa tre giorni di riflessione, poiché svelando il mistero del Padre, svela contemporaneamente quello dell’uomo. “Egli indica la sua vocazione ultima – afferma Carabellò – nell’essere immagine del Dio invisibile. Farsi come Cristo, Figlio di Dio e come Lui essere portatore dello Spirito, adempiendo così la nuova legge dell’amore. Lo Spirito Santo consente a tutti gli uomini di essere associati al mistero pasquale: sicuramente moriremo come Cristo ma la morte non sarà l’ultima parola”. La riflessione del Prof. Cicero, parte dalla definizione agostiniana dell’homo interior, espressione che ritroviamo nella parafrasi del capitolo 39 del De vera religione: S. Agostino si riferisce alla ricerca che l’uomo fa della Verità, alla quale arriva trascendendo se stesso. “In realtà – sostiene Cicero – si possono dare due interpretazioni al suddetto enunciato. Il primo, interpreta l’aggettivo interior in senso avverbiale, intendendo cioè il profondo dell’uomo, il cuore. Il secondo, pienamente coerente con l’argomentazione agostiniana, lascia intendere il nuovo tipo umano istituito dal sacrificio di Cristo”. Il docente, riprendendo anche la Lettera di San Paolo ai Romani, parla di un dualismo interiore/esteriore, che non designa stati che l’essere umano decide arbitrariamente di assumere, ma indica le due epoche dell’umanità istituite dalla Crocifissione di Cristo, con la quale homo exterior e interior convivono; la verità, dunque, abita nel luogo interiore del cuore dell’uomo. La scelta di sviluppare la riflessione attraverso un dipinto, la Madonna Sistina di Raffaello, è dettata non tanto dall’estetica dell’opera d’arte, quanto dall’esigenza di trarne degli spunti cristologici, quelli che Cicero definisce “documento ineguagliabile dei fotogrammi di umanità”. Si tratta di una teofania, ossia di un’apparizione divina che presuppone la discesa dal cielo della Vergine a piedi nudi e con tratti apparentemente celestiali: “Maria – dice – appare una ragazza normale, dolce ma terrena, con il Bambino in braccio, dipinta nella sua condizione di umile serva e quindi come prefigurazione di Colui che, mediante questa donna, si manifesterà come servo di Dio. Lei, la primizia templare, obbedendo al Padre e facendo dentro sé il vuoto per accogliere nel proprio seno il lògos umanizzante, è il primo tempio concreto della verità, il primo homo interior della storia”. “Il Bambino Gesù – prosegue il filosofo – ha una postura disinvolta cui fa da contrappunto uno sguardo che tradisce il pre sentimento del Getsemani e del Gòlgota, quasi con sgomento”. L’estrema terrenità dei due soggetti fa comprendere come Raffaello avesse compreso e raffigurato che, con la morte e resurrezione di Cristo, anche il corpo dell’uomo è stato santificato per divenire tempio dello Spirito Santo. A questo proposito, Cicero pone un interrogativo: “Che coscienza abbiamo della santità del nostro corpo, secondo l’istituzione di Cristo?” Il docente sostiene che dovremmo averne cura rispettandolo, ossia imparando a conoscerlo per scoprirne le prodigiose potenzialità; solo così potrà essere dimora degna della verità. Il nuovo senso dell’umano, insomma, apre anche un nuovo senso del divino e, come la Madonna del dipinto di Raffaello rappresenta un meraviglioso fotogramma di umanità in quanto è una descrizione pittorica della luce venuta ad abitare in mezzo a noi, tutti i cristiani sono i fotogrammi di quell’umanità che si esplicita nell’essere degnamente templi luminosi dello Spirito Santo. La relazione di questa seconda serata ha suscitato un folto e interessante dibattito animato soprattutto da giovani delle scuole e dell’Università che si sono interrogati soprattutto sui temi fondamentali che riguardano l’uomo nuovo a partire dal mistero della morte e risurrezione di Gesù Cristo.

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