21042018Ultime Notizie:

Lo sport in carrozzina

Lo sport per disabili nasce alla fine della 2° guerra mondiale, in Inghilterra, grazie alle intuizioni del Dottor Ludwig Guttmann, allorché si ritrovò con sport un considerevole numero di persone che avevano subito una lesione alla colonna vertebrale e al midollo spinale: i paratetraplegici. Quest’ultimi non potevano essere curati con i metodi tradizionali di allora, quindi era necessario realizzare una struttura specializzata che intervenisse specificamente sulla materia. Nacque così a Stoke Mandeville, nei pressi di Londra, la prima unità spinale unipolare a livello mondiale. Da lì il Dottor Guttman capì che alle cure prestate dal centro specializzato poteva essere integrato un ulteriore elemento che poteva incidere in maniera determinante sull’aspetto fisico e psicologico dei pazienti: lo sport.
Lo scopo fondamentale di Guttmann era quello di riuscire, tramite gli stimoli dello sport, a sviluppare in modo ottimale le capacità residue del disabile ed a recuperare un buono stato psicologico, al fine di raggiungere la massima autonomia possibile ed una dignitosa qualità di vita.
L’intuizione fu considerata geniale e ben presto fece il giro di tutto il mondo, costituendo un nuovo metodo riabilitativo.
Le principali discipline che si cominciarono a praticare furono: tennis da tavolo, scherma, basket, lanci del disco, peso e giavellotto, nuoto e tiro con l’arco.
L’uso di nuovi materiali, che attribuiva più leggerezza alle carrozzine, portò alla scoperta delle gare su pista.
Gli anni ’80 segnarono il “successo” dello sport per disabili, firmato con le Paraolimpiadi di Seoul.
Con il tempo l’atletica leggera, seguita dal basket, ping-pong e tiro con l’arco, diventa la disciplina più praticata dagli atleti in carrozzina; motivo per il quale non si arresta la necessità di ricerca e di modifica dell’assetto tecnico e dinamico della carrozzina stessa. Ciò porterà alla nascita di carrozzine specifiche destinate alla sola attività sportiva.
Quando si pensa allo sport è facile che vengano subito in mente soltanto gli effetti che esso ha sulle condizioni generali del fisico dell’uomo. Ma svolgere un’attività motoria significa anche indurre l’organismo alla produzione di endorfine, sostanze chimiche che hanno effetti positivi sull’umore generale dell’uomo e sulla regolazione del sonno. La persona che pratica uno sport, quindi, vedrà diminuire l’ansia, lo stress e il nervosismo, aumentare il benessere emotivo generale, acquisire maggiore sicurezza.
Oltre gli effetti positivi psichici sopracitati, la pratica sportiva (agonistica o non) aiuta le persone con disabilità a sviluppare maggiore equilibrio, utile nella deambulazione, e a potenziare il tessuto muscolare, consentendo loro di maneggiare più facilmente gli ausili. Attraverso il movimento, inoltre, i soggetti disabili migliorano la loro resistenza, la loro velocità e la loro forza, facilitano la diminuzione della frequenza cardiaca e ottimizzano il ritmo respiratorio.
Le persone disabili, durante tutto l’arco della loro vita, per forza di cose, hanno subito continue e pesanti pressioni psicologiche; lo sport può senz’altro rappresentare per loro il primo ambito in cui sentirsi realizzate e soddisfatte per il raggiungimento di un obiettivo e/o anche solamente per aver fatto parte di una squadra.
L’inserimento e l’integrazione in un contesto sociale, che permette al disabile di scoprire una sana collaborazione e di assaporare così la gioia delle relazioni umane è un aspetto che riveste un’importanza assoluta.
L’attività sportiva è la manifestazione del bisogno innato che il corpo ha di esprimersi, ed il valore che esso assume per il disabile può arrivare a raddoppiare rispetto alla consueta visione dell’uomo comune.
25 Febbraio 2016

Giusy Modica
Consulente per la salute con lo sport presso l’Associazione Anas zonale Oreto.
Per informazioni e appuntamenti chiamare al numero 091-336558 dalle ore 9:00 alle ore 13:00.

Commenta l'articolo