26042018Ultime Notizie:

L’ideale di bellezza femminile col passare del tempo è mutato completamente

I canoni che definiscono labellezza femminile sono cambiati nel corso degli anni: rispetto a un secolo fa le donne di oggi appaiono completamente diverse, così come l’ideale di bellezza che col passare del tempo è mutato completamente.

Ecco come:

imagesDLZIVWGK1900 – Forme morbide, seni e fianchi abbondanti; un corpo a forma di «8» e un vitino microscopico grazie a un corsetto molto stretto.

1920 – “Garçonne” o “flapper”: magra, capelli corti e provocatrice. Essere una flapper  significava essere priva di procacità: donne trasgressive, che amavano le sigarette, il jazz e Coco Chanel, avevano portato sotto i riflettori forme praticamente maschili (da cui l’appellativo francese, garçonnes);  senza seno, senza fianchi e futuriste.

1930 – Tornano le forme abbondanti: è l’epoca degli abiti drappeggiati e tagliati in tessuto sbieco. Questo significa che la silhouette torna a essere sinuosa, la vita sale di nuovo e il seno piatto lascia spazio ai bustini.

1940 – Continua la moda delle forme giunoniche (ne è rappresentante Rita Hayworth): con la seconda Guerra Mondiale, le spalle ampie diventano un must. La spigolosità è imperante: la figura è longilinea, alta e «squadrata» e ha un corpo imponente.

1950 – Marilyn Monroe ne è un’icona: è l’epoca delle ragazze pin-up dalle gambe lunghe, vita stretta, fianchi e seno abbondanti. “Playboy” e “Barbie” sono stati creati in questo decennio. Nonostante la scomodità reintrodotta dalla guepière di Christian Dior, possiamo affermare che fossero proprio questi gli anni in cui le donne finalmente potevano aspirare a forme plausibili.

1960 – “Twiggy”: sono gli anni della rivoluzione sessuale e la nuova tendenza va nella direzione opposta rispetto al passato. La «donna tipo» è sottile e ha un viso fresco, da ragazzina. Modelle come Twiggy rappresentano il nuovo ideale e vestono abiti adatti a chi ha i fianchi stretti. E’ il momento della dieta: nel 1963 viene fondata la Weight Watchers.

1970 – Fisico asciutto e muscoloso, pelle abbronzata: si inizia a parlare di anoressia e disturbi alimentari; i tessuti sintetici come il poliestere e lo spandex sono molto più «rivelatori» e meno «tolleranti» rispetto ai tessuti del passato. Piace la pelle scura e Beverly Johnson diventa la prima donna nera ad aggiudicarsi una copertina di Vogue.

1980 – Con Jane Fonda esplode la mania del fitness: le top model alte, dalle gambe lunghe, arrivano a rappresentare il nuovo ideale femminile: Elle MacPherson, Naomi Campbell e Claudia Schiffer entrano nel mito.

1990 – E’ il periodo di Kate Moss: con lei la magrezza raggiunge il suo apice: il cosiddetto “heroin chic” vuole infatti ragazze dalla magrezza malsana. Questo è stato il modello che ha ufficialmente portato di moda malattie come anoressia e bulimia.

2000 – Ritornano le forme più morbide: via i corpi magrissimi, gli sguardi di vetro e l’incarnato pallido. Ora il colorito «sano» va di moda e si deve esibire.

2015 – “Curvysono la nuova e vera tendenza degli ultimi anni: le modelle dalla46 in su. Décolleté prosperosi e fianchi abbondanti: la bellezza è questione di generosità. Dopo anni di egemonia sulla passerella di ragazze che non arrivano alla taglia 38, oggi anche il mondo della moda si è reso conto che qualcosa è cambiato: solo in Italia un quinto della popolazione femminile veste abiti dalla 48 in su. Ne è testimone il successo di donne come Beyoncè, Jennifer Lopez eKim Kardashian, che dei loro fianchi generosi e dei loro glutei, ci hanno puntato tutta la carriera dimostrando che si può essere desiderabili anche con qualche chilo in più. C’è chi ha obiettato che tutta questa campagna “pro-forme” tenderebbe ad inneggiare all’obesità: in realtà, il messaggio è sempre quello di  cercare di accettarsi per quello che si è, valorizzandosi con abiti studiati per fisici prorompenti, anziché indossare casacche a sacco atte a coprirsi.

La rivoluzione è in atto, ma sarà davvero compiuta quando la si smetterà di ghettizzare la categoria e si comincerà a proporre una moda a misura di donna, a prescindere dalla taglia che indossa.

 V.G.

 

 

 

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