22042018Ultime Notizie:

Le unioni civili e il ddl Cirinnà di Valentina G

Si definiscono unioni civili le forme di convivenza fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici, che non accedono volontariamente al matrimonio, o che sono impossibilitate a contrarlo, alle quali gli ordinamenti giuridici abbiano riconosciuto uno status giuridico.

La tipologia delle unioni civili è varia: in particolare, può riguardare sia le coppie di sesso diverso (eterosessuali) sia le coppie dello stesso sesso (omosessuali) ed è disciplinata, ad oggi, da un gran numero di provvedimenti legislativi.

 L’Italia, ad oggi, non ha una legge sulle unioni civili nonostante siano state presentate molte proposte e le coppie di fatto (eterosessuali ma anche omosessuali) godano di diritti e doveri; la prima risale al 1986 quando si intraprese la discussione in Parlamento relativa alle unioni civili e vennero proposti i primi disegni di legge. È seguita nel 1986 una proposta di legge per il riconoscimento della convivenza tra persone (scartando, tuttavia, gli omosessuali). Negli anni Novanta, sulla spinta dell’orientamento del Parlamento europeo volta a parificare coppie omosessuali ed eterosessuali, aumenta il numero dei disegni di legge che, però, non saranno mai discusse dal Parlamento. Nel 2000, stante la pressione continua del Parlamento europeo, si inizia a parlare in Italia di PACS (sul modello francese del Patto civile di solidarietà).

 

Nonostante il legislatore italiano non si sia ancora occupato della questione, l’orientamento della giurisprudenza è verso un pieno riconoscimento della famiglia omosessuale; la Corte Costituzionale ha riconosciuto alle coppie omosessuali la loro condizione nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge senza, tuttavia, estendere loro la possibilità di accedere al matrimonio.

 

Quando si parla di unione civile il dibattito si concentra in maniera particolare sul tema del matrimonio riconosciuto dal nostro ordinamento i cui requisiti sono: la diversità di sesso dei coniugi e la volontà di entrambi di sposarsi, e quello del matrimonio omosessuale.

 

Il disegno di legge Cirinnà in questi giorni all’esame del Senato ha un duplice obiettivo: introdurre nel nostro ordinamento l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso e, allo stesso tempo, disciplinare le convivenza di fatto di persone unite stabilmente da legami affettivi, sia eterosessuali che omosessuali.

Una prima differenza tra unioni civili e convivenza di fatto riguarda la definizione delle stesse: il ddl Cirinnà definisce l’unione civile come “specifica formazione sociale che viene costituita di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni”.

La convivenza di fatto nasce con “un contratto di convivenza stipulato davanti ad un notaio, che entro dieci giorni dalla firma provvede a trasmetterne copia al comune di residenza dei due conviventi”.

 

Con le unioni civili la coppia accetta molte disposizioni previste per le persone sposate; nelle convivenze di fatto il legame dal punto di vista giuridico è meno forte.

Nel disciplinare la convivenza di fatto il ddl Cirinnà non fa alcun riferimento alle adozioni; nel caso delle unioni civili viene invece consentita la “stepchild adoption”, l’adozione del figlio naturale del partner, il punto più controverso della legge, intorno al quale nelle ultime settimane si è accesso lo scontro politico. Nel dettaglio, si fa riferimento all’articolo 44 della legge n. 184 del 1983 in materia di adozioni, che stabilisce che “i minori possono essere adottati dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge”.

Per quanto concerne le unioni civili, il ddl Cirinnà rimanda alle norme del codice civile sullo scioglimento del matrimonio e sulla separazione dei coniugi e alla legge sul divorzio n. 898 del 1970; il contratto di convivenza, invece, si risolve in quattro casi ben definiti: accordo tra le parti, recesso unilaterale, matrimonio o unione civile tra i conviventi o un convivente o un’altra persona, o per morte di uno dei due conviventi.

Mentre in Italia le forze politiche si dividono sulla “stepchild adoption”, in molti Paesi europei dove vige il matrimonio gay è consentita l’adozione come avviene per le coppie eterosessuali; il dibattito sulle unioni civili e sulla parità tra eterosessuali e omosessuali ha fatto si che questo tema abbia assunto una grande rilevanza e molti Paesi si siano dotati di una legislazione per riconoscere e garantire uguali diritti ai componenti dell’Unione Europea.

In Olanda è consentita l’adozione congiunta di minori per coppie gay dal 2001, grazie alla legge che nello stesso anno ha aperto la strada al matrimonio omosessuale; in Belgio l’adozione è consentita dal 2006, mentre il matrimonio è stato approvato nel 2003; in Norvegia, dal 2006 le coppie gay possono sposarsi, adottare e fare ricorso alla fecondazione assistita; in Svezia l’adozione per le coppie gay anche non sposate è legale dal 2003: il matrimonio è stato invece introdotto solo nel 2009; in Danimarca, primo Paese al mondo a dare il via libera alle unioni civili nel 1989, alle quali è poi seguito il matrimonio, l’adozione congiunta da parte delle coppie gay è in vigore dal giugno 2006; in Spagna, grazie a una legge del governo Zapatero, dal 2005 per le coppie gay è possibile sposarsi e anche adottare figli; in Francia l’adozione è legale dal maggio 2013, come anche il matrimonio; nel Regno Unito l’adozione è legale e dal 2013 è entrato in vigore anche il matrimonio gay; in Irlanda è stata approvata la legge che regolamenta l’adozione ed è stato introdotto anche il matrimonio; in Austria l’adozione per le coppie gay unite civilmente è prevista dal gennaio 2015; in Germania non esiste l’adozione congiunta, ma dal 2005 è consentita la stepchild adoption; in Portogallo esiste il matrimonio gay, ma l’adozione è esclusa in tutte le sue forme; in Croazia vige la legge secondo la  quale il genitore non biologico unito civilmente può acquisire responsabilità genitoriali temporanee o permanenti; in Svizzera, Ungheria, Repubblica Ceca e Grecia esistono le unioni civili per le coppie gay, ma non è permessa l’adozione, in nessuna forma.

 

Valentina G.

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