22102018Ultime Notizie:

Le origini del carnevale – parte 2 –

Storiche e diverse sono le maschere della tradizione del Carnevale italiano:
Arlecchino: tradizione vuole che Arlecchino sia nato a Bergamo e che la mask-1155808_1920madre, poverissima, gli abbia cucito il costume con scampoli di vari colori; secondo un’altra versione, pare che Arlecchino sia stato al servizio di un avarissimo speziale che lo vestiva con le toppe dei propri abiti sdruciti. La sua figura rappresenta chi è capace di adattarsi a ogni situazione e servirebbe chiunque per avere dei propri vantaggi; le sue doti caratteristiche sono l’agilità, la vivacità e la battuta pronta.
Il suo principale antagonista è Brighella.
Brighella: maschera di Bergamo è un servo furbo a cui piace litigare con le persone e attaccar briga (da qui il suo nome), ma ossequioso con i potenti e insolente con i deboli. L’abito che Brighella si vanta di indossare è la “livrea”, simbolo dell’appartenenza al padrone: pantaloni e giacca bianchi con disegni verdi, un cappello da cuoco e una maschera nera.
Pulcinella: maschera che nasce a Napoli, rappresenta la figura del servo: ha la gobba, il naso adunco e indossa una camicione e un cappello bianco. Personifica virtù e vizi, del borghese napoletano, ma, accolto in tutta Europa ha assorbito le caratteristiche nazionali: in Inghilterra è Punch, corsaro e donnaiolo; in Germania è Pulzinella e I-lanswurst cioè Giovanni Salsiccia. Sobrio nei movimenti, lento, goffo e di poche parole, ma, quando parla, è sempre secco e mordente.
Balanzone: maschera tipica bolognese, è un dottore burbero e chiacchierone che si fa credere sapiente ma che prova sempre a truffare gli altri; rappresenta la presa in giro di quelli che non fanno altro che vantarsi del proprio sapere.
Colombina: serva chiacchierona e furba della tradizione veneziana, affezionata alla sua padrona Rosaura per la quale farebbe di tutto pur di renderla felice. Indossa un abito semplice con delle balze, un grembiule mal ridotto e una cuffietta bianca.
Pantalone: è la maschera che rappresenta un mercante vecchio e brontolone, tipico della tradizione veneziana. È dedito solo al denaro e al commercio e le uniche persone che riescono a tenergli testa sono la moglie e le figlie. Arricchito, burbanzoso e sputasentenze, per far sfoggio della sua autorevolezza si intromette in dispute dove, puntualmente, finisce col ricevere botte.
Gianduia: deriva dall’espressione piemontese “Gioan d’la douja”, che vuol dire Giovanni del boccale; originario di Caglianetto, provincia di Asti, è un galantuomo che incarna lo spirito bonario piemontese, cui piace il vino, l’allegria e di cui è proverbiale la distrazione. L’abito è di panno color marrone, bordato di rosso, con un panciotto giallo e le calze rosse.
Meneghino o Domenichino è la maschera milanese per eccellenza: impersona un servitore rozzo ma di buon senso, che non fugge quando deve schierarsi al fianco dei suoi simili. Generoso e sbrigativo, è abile nel deridere i difetti degli aristocratici; vestito di una lunga giacca di velluto, calzoni corti e calze a righe rosse e bianche.
Gioppino: maschera di Bergamo è un personaggio rubicondo, buffo e simpatico, con una gran risata contagiosa. Fa il contadino, ma questo lavoro non gli va perché deve faticare troppo e guadagna poco; cerca di arrangiarsi con lavoretti per arricchire di cibo la sua tavola. Indossa dei calzoni corti una camicia ed una giacchetta; in testa porta un cappello morbido.
Rugantino: deve il nome alla “ruganza”, all’arroganza e all’abitudine di agire e parlare con strafottenza; il suo tratto caratteristico è quello di un provocatore, linguacciuto e insolente, ma in realtà, è un buono.

Oggi, i festeggiamenti del Carnevale sono diffusi in tutto il mondo : l’Italia vanta la presenza di alcuni dei Carnevali più belli e famosi al mondo, come il Carnevale di Venezia dove migliaia di persone ogni anno invadono le calli e Piazza San Marco in una dimensione unica che solo Venezia può offrire; il Carnevale di Viareggio famoso per la sfilata dei carri con personaggi di carta pesta che rappresentano soprattutto personalità della politica, accompagnati da gruppi in maschera che sfilano per tutta la città; quello di Cento nato nel XVII secolo ma che ha acquisito importanza, anche a livello europeo, dopo il gemellaggio con il Carnevale di Rio de Janeiro; il Carnevale di Ivrea che trae origine dalla ribellione ad un malvagio tiranno da parte di una giovane donna, seguita poi da tutta la popolazione. Da questo episodio nasce la famosa battaglia delle arance grazie alla quale, ogni anno, si rivive quella rivolta.
Proprio perché il Carnevale precede il periodo di astinenza e digiuno della Quaresima, il martedì grasso si festeggia banchettando con lasagne, dolci ed altri piatti abbondanti. In Italia, ogni regione vanta le sue ricette gastronomiche tipiche, ma sarà con i dolci in particolare che verranno celebrati questi giorni di festa. Chiacchiere: sono il dolce simbolo del Carnevale e diffuso in tutta Italia è la pasta tagliata a nastri e fritta. La ricetta rimane invariata in tutte le regioni ed è solo il nome che cambia: in Sicilia, Piemonte, Lombardia e Campania vengono chiamate “chiacchiere”; in Liguria sono le “bugie”; “cenci” in Toscana; “fiocchetti” in Romagna e “frappe” nel Lazio. A seconda del luogo di produzione verranno aromatizzate con Marsala, acquavite, acqua di fiori d’arancio e ricoperte di zucchero a velo o di miele, cioccolato e mascarpone zuccherato.
Sanguinaccio: tipico della tradizione meridionale è il sanguinaccio, una crema dolce a base di cioccolato fondente da mangiare accanto alle chiacchiere. Del sanguinaccio esistono due versioni, quella moderna, in cui si utilizza semplicemente la cioccolata e quella classica, in cui si usa il sangue del maiale. Il sangue, per le sue proprietà nutritive, veniva utilizzato proprio nella preparazione del sanguinaccio in occasione del Carnevale e, oggi, questa ricetta è diffusa solo in campagna, dove sono ancora molti che continuano a seguire la tradizione.
Cicerchiata: dolce tipico del centro Italia, in Abruzzo, Umbria, Marche, Lazio: si tratta di palline fritte, che vengono ricoperte con il miele, molto simili agli struffoli napoletani. La differenza sta nel modo in cui vengono disposti sul piatto. La cicerchiata ha infatti la forma di corona. La ricetta non ha nulla a che vedere con i ceci, se non per la forma a palline gialle. La particolarità di questo dolce sta nel fatto che tradizionalmente le palline devono essere fritte nello strutto.

Tra i carnevali più famosi nel mondo non si può non ricordare il Carnevale di Rio de Janeiro: per il Sud America il Carnevale ha sempre rappresentato un avvenimento importante. Il Carnevale comincia il sabato grasso e dura per quattro giorni senza mai fermarsi, tra carri allegorici, balli e canti; la domenica grassa, i carri sfilano per la città e le persone si travestono e ballano al ritmo di “samba de roda”.
In Francia, invece, è famoso il Carnevale di Nizza, dove si svolgono, oltre alle tradizionali sfilate di carri, anche le “battaglie di fiori”, che sono protagoniste assolute di questo Carnevale francese. Durante i festeggiamenti vengono accese più di 12.000 lampadine di 15 watt per illuminare tutta la città.
In Germania è famoso il Carnevale di Colonia che inizia l’11 novembre alle 11:11, quando vengono nominati i protagonisti di questa festa: il Principe, il Fante e la Vergine che scenderanno in piazza solo il giovedì grasso per sfilare tra il pubblico e dare il via ai festeggiamenti e alle celebrazioni. La cosa particolare è che, questa giornata, è interamente dedicata alle donne che prendono il comando nelle case, negli uffici e nei negozi e tutto è loro concesso nei confronti dell’uomo.

La conclusione del carnevale, fino a qualche decennio fa, e ancora oggi in molte zone d’Italia, era violenta e tragica, racchiusa nel rogo del simulacro del carnevale stesso, usanza risalente ai riti propiziatori di origine contadina, ben augurali per la fecondità della terra, dove il rogo era il passaggio dalla morte alla vita; le ceneri ottenute per mezzo del rogo erano poi seppellite, come fecondo concime sacro per la terra.
La chiesa ha trasferito tutto ciò nel simbolo del Mercoledì delle Ceneri dove la cenere dell’ulivo pasquale dell’anno precedente, cosparso sulla fronte del fedele lo accompagna nel percorso di rinnovamento, di rinascita della Quaresima.
Valentina G.

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