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Le novità sull’annullamento del matrimonio volute da Papa Bergoglio

Con l’avvio del Giubileo Papa Francesco ha iniziato una vera rivoluzione cambiando le regole per l’annullamento del matrimonio religioso, food-couple-sweet-marriedfavorendo la scissione in tempi più rapidi e con modalità meno dispendiose.
Stando al “Motu Proprio”, documento contenente le decisioni papali sul tema, l’annullamento può essere richiesto quando: “la mancanza di fede che può generare la simulazione del consenso o l’errore che determina la volontà, la brevità della convivenza coniugale, l’aborto procurato per impedire la procreazione, l’ostinata permanenza in una relazione extraconiugale al tempo stesso delle nozze o in un tempo immediatamente successivo, l’occultamento doloso della sterilità o di una grave malattia contagiosa o di figli nati da una precedente relazione o di una carcerazione”; in caso di violenza: “la violenza fisica inferta per estorcere il consenso, la mancanza di uso di ragione comprovata da documenti medici”.
Una delle novità è l’introduzione del processo breve, un rito semplificato, più snello e rapido: per richiedere la cancellazione del matrimonio religioso bisognerà recarsi, di comune accordo o con il consenso scritto dell’altro coniuge, in un tribunale ecclesiastico al cospetto del vescovo, figura centrale del processo di annullamento; lo stesso deciderà se annullare il legame matrimoniale oppure no.
Da qui in avanti basta una sentenza, sempre che uno dei due coniugi non faccia appello e che i motivi del ricorso siano ritenuti fondati.
Papa Francesco sostiene che “la gratuità deve essere assicurata – per quanto possibile – salvo la giusta e dignitosa retribuzione degli operai del tribunale”. Non è ancora chiaro se rimarrà il tariffario in vigore o saranno previste riduzioni, ma rimane comunque intatto il patrocinio gratuito.
Come scrive lo stesso Bergoglio, la ratio di questa rivoluzione vuol essere: “non la nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi, non meno che una giusta semplicità, affinché a motivo della ritardata definizione del giudizio, il cuore dei fedeli che attendono un chiarimento del proprio stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre del dubbio“.
I dati della ricerca Istat del 2014, e pubblicata nei giorni scorsi, confermano un mutamento nell’istituto matrimoniale: nel 2014 sono stati celebrati in Italia 189.765 matrimoni, circa 4.300 in meno rispetto all’anno precedente; nel quinquennio 2009-2013, il calo è stato in media di oltre 10mila matrimoni all’anno.
I più colpiti sarebbero i “primi matrimoni”: sono calate di 40mila unità le unioni tra celibi e nubili rispetto al 2008, con un ritmo progressivo e continuativo: dall’altra parte della medaglia, sono in incremento i rapporti di convivenza – o di “libera unione” – che si estendono nel tempo fino a non essere più una soluzione pre-matrimonio, ma una vera e propria alternativa.

Ma se da un lato i matrimoni risultano in diminuzione, dall’altro le separazioni sono aumentate del 70% e i divorzi sono quasi raddoppiati: nel 2014 le separazioni sono state 89 mila e i divorzi 52 mila.
Un andamento che negli ultimi due anni ha visto una leggera battuta d’arresto: del resto, se non ci si sposa, non occorre separarsi.

Valentina G.

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