15122017Ultime Notizie:

Le fobie e i comportamenti irrazionali che ne derivano

La fobia, è quella paura estrema e sproporzionata per qualcosa che, pur non rappresentando di per sé una reale minaccia, scatena comportamenti irrazionali da parte di chi ne soffre e che tende, così, a lasciarsi sopraffare dal terrore senza un’apparente ragione.

Non è possibile dare una spiegazione univoca sul motivo per cui nascono queste avversioni che possono, in alcuni casi, limitare l’esistenza delle persone: la fobia può essere legata ad un trauma infantile o un evento del passato che può essere stato determinante, pur non essendo traumatico.

 

fobie2L’oggetto della fobia è stato “scelto come simbolo negativo”, fonte di tutte le angosce possibili e quindi da tenere lontano; questo mondo legato alle fobie è misterioso e pieno di interrogativi, ma oltre alle più comuni, ne esistono anche di bizzarre:

Coulrofobia, la paura dei clown: se ad alcuni i clown semplicemente non generano grande simpatia (in molti, del resto, trovano triste la loro comicità) per altri, anche da adulti, possono essere fonte di vero panico.

Cromatofobia: chi ne soffre, vorrebbe vedere il mondo solo in bianco e nero, perché i colori sono un’autentica fonte di sofferenza; come molte altre fobie, anche questa è scatenata dall’associazione inconscia di un colore (o dei colori in genere) con un evento traumatico e nasce dunque come meccanismo di difesa.

Somnifobia: a differenza dell’insonnia, chi soffre di questa fobia è letteralmente terrorizzato all’idea di addormentarsi, perché convinto di non svegliarsi mai più, di morire mentre dorme oppure perché spaventato dalla perdita di controllo durante il sonno o dagli incubi che potrebbe fare.

Omfalofobia: chi ne soffre tende a sviluppare una vera e propria repulsione per il proprio ombelico, associato all’utero materno e al cordone ombelicale, arrivando addirittura a temere, nei casi più gravi, che le proprie interiora possano fuoriuscire da quella parte dell’addome.

Papafobia: è rara, ma comunque esiste e porta chi ne soffre a temere qualunque oggetto che abbia connotazioni papali.

Pogonofobia: termine usato fin dal 1800 e ancora attuale ai giorni nostri, sta ad indicare quest’anomala e persistente paura per le barbe, in genere legata alla mancanza di igiene personale come pure originata dalla visione di cattivi personaggi barbuti nei libri della nostra infanzia.

Fobofobia: rara e anche difficile da comprendere è letteralmente è la paura di sviluppare una fobia; tendenzialmente si collega ad altre fobie, il che rende più facile spiegare il fenomeno: mettiamo il caso che si soffra di acrofobia (paura dell’altezza), la fobofobia consiste nel terrore di trovarsi in una situazione in cui l’altezza può determinare lo scatenarsi della fobia correlata.

L’elenco delle fobie più insolite potrebbe continuare all’infinito:

c’è chi non sopporta la vista delle ginocchia (genufobia), chi trema, e non solo di freddo, quando nevica (quionofobia), chi ha talmente paura delle ombre da ridursi a vivere nel buio più assoluto, chi teme gli angoli di case e palazzi (gonofobia), chi va in panico davanti a un minestrone di verdure (lachanofobia) o alla sola vista di un pc (i ciberfobici, che difficilmente leggeranno queste righe).

 

Anche alcuni dei personaggi più importanti della nostra storia, soffrivano di fobie; basti pensare ad Alessandro Manzoni, il quale aveva il terrore dei microbi (bacillofobia), delle pozzanghere e degli spazi aperti (agorafobia).

Altro esempio è Giulio Cesare, il quale rabbrividiva davanti a insetti e ragni (entomofobia e aracnofobia) nonché, come Alessandro Magno, al cospetto dei gatti: entrambi tremavano alla sola idea di trovarsi a tu per tu con un micio.

 

La fobia è una paura marcata e persistente con caratteristiche peculiari:

-          è sproporzionata rispetto al reale pericolo dell’oggetto o della situazione;

-          non può essere controllata con spiegazioni razionali, dimostrazioni e ragionamenti;

-          supera la capacità di controllo volontario che il soggetto è in grado di mettere in atto;

-          permane per un periodo prolungato di tempo senza risolversi o attenuarsi;

-          comporta un certo grado di disadattamento per l’interessato;

-          l’individuo riconosce che la paura è irragionevole e che non è dovuta ad effettiva pericolosità dell’oggetto, attività o situazione temuta.

 

Le persone che soffrono di fobie si rendono perfettamente conto dell’irrazionalità della propria paura, ma non possono controllarla.

E’ importante chiarire che il tipo di fobia da cui si è affetti non ha alcun significato simbolico inconscio, come invece viene suggerito da alcuni psicoanalisti, e la paura specifica è legata unicamente ad esperienze di apprendimento errato involontario, per cui l’organismo associa involontariamente pericolosità ad un oggetto o situazione non pericolosa.

 

«La paura è democratica», afferma Giorgio Nardone, psicologo, psicoterapeuta e direttore del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, “in 15 anni di terapia ho incontrato oltre 10 mila pazienti, il 52% dei quali donne, il 48% uomini. Non c’è quindi una differenza significativa tra sessi, né tra ceti sociali. Neppure medici e psicologi, che con le fobie hanno a che fare ogni giorno, ne sono immuni”.

Diversi sono gli approcci medici sulla questione fobie: secondo un orientamento relazionale, le fobie si “apprendono” con l’età, attraverso il rapporto con genitori e altri educatori. “Chi proviene da una famiglia iperprotettiva è più frequentemente a rischio di incorrere, nel corso della sua vita, in simili disturbi. Quando incontrerà ostacoli più grandi di quelli che è abituato ad affrontare, non avrà gli strumenti per superarli“, spiega Nardone. L’ipotesi psicoanalitica, invece, è più incentrata sull’individuo e si fonda sulla teoria di Sigmund Freud: osservando il caso del piccolo Hans – un bambino di 5 anni terrorizzato dall’idea di essere morso da un cavallo – il padre della psicanalisi ipotizzò che le fobie altro non fossero che tentativi di “spostare” l’attenzione da un disagio interiore a un oggetto esterno e più facilmente controllabile (a impaurire Hans per Freud, era in realtà una forte soggezione verso il padre).

 

La cura delle fobie viene curata necessariamente attraverso l’utilizzo delle tecniche di esposizione graduata agli stimoli temuti: il paziente viene avvicinato in modo molto progressivo agli stimoli che innescano la paura, partendo da quelli più lontani dall’oggetto o situazione centrale ; Il contatto con tali stimoli viene mantenuto finché non subentra l’abitudine ed essi non generano più ansia.

 

 

Valentina G.

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