22112017Ultime Notizie:

Le carenze linguistiche

Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare; nel tentativo di porvi rimedio, alcuni atenei hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana. Questo quanto si legge nella lettera indirizzata al Governo, alla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli e al Parlamento. La lettera è stata inviata ai docenti di tutta Italia, affinché possano sottoscriverla. In pochi giorni hanno risposto oltre 230 docenti universitari, tra cui Accademici della Crusca, linguisti, sociologi, psicologi, economisti, scrittori, storici e perfino rettori.

Circa i tre quarti degli studenti delle triennali sono di fatto semianalfabeti, si legge tra i commenti dei docenti alla lettera; è una tragedia nazionale non percepita dall’ opinione pubblica, dalla stampa e naturalmente dalla classe politica.

I docenti universitari, infatti, denunciano gravissime carenze linguistiche degli studenti: la lettera vuole combattere questa situazione, invitando a riportare al centro della didattica del primo ciclo scolastico le competenze linguistiche di base. Secondo i docenti, il sistema scolastico non reagisce in modo appropriato, perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico. Le competenze linguistiche necessarie ad una partecipazione consapevole alla vita sociale sono sempre più alte, e sempre più fragili le basi culturali delle famiglie di provenienza, per cui l’insegnamento linguistico deve continuare con sistematicità anche dopo il primo ciclo.

Nelle ultime settimane si è molto parlato del dilagante analfabetismo funzionale che riguarderebbe ormai il 70% della popolazione italiana. L’evoluzione delle tecnologie elettroniche e la sostituzione del messaggio letterale con quello iconico stanno modificando un po’ dovunque il livello di comprensione; ma anche altre società denunciano incoerenze e ritardi, come la Francia, Germania, Inghilterra, o gli Usa.

In Italia circa il 25% della popolazione non ha alcun titolo di studio o ha, al massimo, la licenza della scuola elementare: non è che la scuola renda intelligenti, però fornisce strumenti sempre più raffinati per realizzare pienamente le proprie qualità individuali. Un dato impressionante emerso da dati Istat è che il 18,6 per cento degli italiani, (1 su 5) lo scorso anno, non ha mai aperto un libro o un giornale, non è mai andato al cinema o al teatro o a un concerto; ha vissuto prevalentemente per la televisione come unico strumento informativo. Da qui ne dipende il livello e il grado della partecipazione alla vita della società e le scelte e gli stili di vita.

Oggi, quasi l’80% degli italiani non comprende quello che legge e nemmeno quello che ascolta in televisione o alla radio; si parla di analfabetismo funzionale. Un analfabeta, sostiene l’OCSE, è una persona che sa scrivere il suo nome e che magari aggiorna il suo status su Facebook, ma che non è capace “di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.

 

Valentina G.