23082017Ultime Notizie:

L’amore e la Sindrome di Down

Ogni persona possiede in ogni cellula 46 cromosomi: 23 di origine materna e 23 di origine paterna. Nelle persone affette da Sindrome di Down invece, il cromosoma numero 21 è presente in triplice copia: per questo si parla di trisomia 21.

La sindrome di Down si chiama così perché John Langdon Down, un medico inglese, nel 1862 ha descritto per la prima volta le caratteristiche delle persone con la sindrome di Down.

La presenza del cromosoma numero 21 fa sì che le persone con la sindrome di Down facciano più fatica a fare cose che si fanno quotidianamente; questo perché il cromosoma in più rallenta la loro crescita e rende tutto più difficile ma non impossibile.

Fino a 60 anni fa le persone con Sindrome di Down erano stigmatizzate come “mongoloidi” e spesso vittime di emarginazione, scherno, pregiudizi e ghettizzazione; con gli anni, grazie alla ricerca scientifica e alla progressiva sensibilizzazione della società nei confronti dei disabili, il mondo ha restituito loro dignità, cancellando il concetto di “mongoloidismo”.

Anche se in casi abbastanza rari, la sindrome di Down può essere trasmessa da genitori che non hanno la sindrome; questo avviene molto raramente, uno (o poco più) casi su 100 nati con la sindrome di Down. Rispetto alla popolazione generale si tratta quindi di un caso ogni 50.000 –100.000 nati circa; in Italia si tratta di meno di 10 casi all’anno.

La sindrome di Down è la causa cromosomica di ritardo mentale più diffusa.

Ogni persona con sindrome di Down è diversa dall’altra e le differenze dipendono da fattori costituzionali, dal tipo di educazione ricevuta in famiglia e a scuola, dalla presenza o meno di servizi specifici sul territorio.

Il portatore della sindrome di Down, per il mondo del diritto, non è un “malato” ma una persona diversamente abile: è persona che “non va trattata come soggetto da curare ma come soggetto da aiutare, ove la diversità si frapponga al completo e sano fruire dei diritti che l’ordinamento riconosce”.

Un bambino con sindrome di Down è in grado di capire fin da quando è piccolo la propria diversità rispetto ai compagni e ai fratelli; il suo rapporto con la propria disabilità sarà tanto più sereno quanto più i genitori riusciranno ad affrontare con lui il discorso sui problemi connessi alla sindrome aiutandolo ad acquisire un senso di autostima.

L’affettuosità delle persone con sindrome di Down è selettiva e intelligente; possono nascere amicizie o fidanzamenti e ci sono anche alcuni casi di matrimonio in cui la coppia è in grado di vivere in modo relativamente autonomo.

Il matrimonio tra persone con sindrome di Down è valido a tutti gli effetti a meno che le persone che intendono contrarlo non siano interdette.

Mauro e Marta sono la prima coppia affetta da Sindrome di Down che, nell’estate del 2014 a Roma, hanno promesso di amarsi “nella buona e nella cattiva sorte”. Vivono una vita normale, entrambi con un lavoro stabile, dieci anni di fidanzamento, la convivenza e poi il grande passo, sempre con il costante sostegno delle famiglie d’origine.

All’estero matrimoni tra persone affette da sindrome di Down sono all’ordine del giorno, mentre in Italia quest’indipendenza da parte di questi ragazzi è solo una conquista recente.

L’amore travalica i confini del pregiudizio e raggiunge obiettivi che nessuno si sarebbe mai immaginato.

 

Valentina G.