21102017Ultime Notizie:

La teoria del genere

Secondo la Treccani, “gender” è la traduzione inglese della parola “genere”, un “termine introdotto nel contesto delle scienze umane e sociali per designare i molti e complessi modi in cui le differenze tra i sessi acquistano significato e diventano fattori strutturali nell’organizzazione della vita sociale”.

Un termine che sempre più spesso è stato associato per locuzioni ad altri vocaboli come “teoria gender” o “ideologia gender” che trovano connotazioni e interpretazioni diverse a seconda dei vari ambiti sociali e culturali che in cui il tema viene trattato. La teoria gender, come locuzione, sta ad indicare lo studio dei significati socio-culturali della sessualità e dell’identità di genere.

Chi utilizza questa locuzione all’interno del mondo cattolico sostiene che gli studi di genere nasconderebbero un preciso progetto mirante alla distruzione della famiglia e della società, contravvenendo all’ordine naturale delle cose. Nel mondo cattolico si registra da parecchi anni la difficoltà a dialogare con la teoria del gender al di fuori di schemi ideologici e di paure per scenari veri o presunti.

Oggi, la comunità lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) propone un abbattimento della categoria di genere così come imposta, ossia basata sull’anatomia sessuale dei soli due generi possibili (maschio/femmina) e punta all’eliminazione delle regole che ne sono derivate: comportamenti e ruoli sociali appropriati all’uno o all’altro sesso. Negare che ci siano molti modi di vivere il proprio corpo, la propria sessualità (anche solo tra eterosessuali) è negare la realtà: la vera perversione sta nella negazione della libertà, a volte diffusa anche nell’apparente normalità.

“Genere” e ”Sesso” sono due parole diverse: il sesso è biologico, ovvero determinato dagli organi genitali con cui si nasce; il genere è la consapevolezza che mascolinità e femminilità sono costruzioni sociali.

Con “genere” si indica sia la percezione che ciascuno ha di sé in quanto maschio o femmina, ma anche il sistema socialmente costruito intorno a quelle stesse identità. La distinzione fra sesso anatomico e ruolo di genere sta alla base di un nuovo pensiero in cui possa esserci una discontinuità tra il corpo con cui si nasce, l’immagine che si ha sé e i ruoli stabiliti da altri (gli stereotipi di genere).

Non si è uomini e donne perché nati con certe identità fisiche, ma lo si è solo se ci si riconosce come tali. Non ci sono maschi e femmine ma ci sono semplicemente uomini, liberi di assegnarsi autonomamente il genere che percepiscono al di là del loro sesso naturale.

Le ricerche sul genere, i cosiddetti “gender studies”, hanno a che fare con lo studio di come siano state costruite le identità femminili e maschili; mostrano come le norme che reggono l’ordine sessuale siano state storicamente create: gli uomini sono stati assegnati alla produzione e al lavoro, le donne alla riproduzione e alla cura. La gerarchizzazione delle differenze ha portato alla creazione di confini rigidi tra le identità di genere, con l’allontanamento o il non riconoscimento di chi sta fuori da questa norma. Per questo, secondo le teorie del genere, è necessario che le convenzioni sociali si emancipino dalla natura; a tutto questo è collegata la rivendicazione di nuovi diritti sessuali quali quello di scegliere il proprio sesso, la difesa delle cosiddette minoranze sessuali, il diritto al matrimonio omosessuale, l’adozione e il diritto ad avere un bambino.

All’estero i progetti di educazione all’affettività e quelli che cercano di contrastare omofobia e bullismo nelle scuole sono una realtà; anche in Spagna, un paese cattolico e molto simile culturalmente all’Italia, il dibattito su queste tematiche è serio e articolato.

I progetti previsti in Italia, parlano di “educazione alle differenze”: hanno come obiettivo principale supplire alle carenze della scuola nella costruzione delle identità di genere, promuovere lo sviluppo della libera espressione della personalità nel rispetto del prossimo e delle differenze individuali, la parità tra donna e uomo, la pluralità dei modelli familiari e dei ruoli sessuali, il contrasto al sessismo nella lingua a nella cultura, la lotta all’omofobia, al bullismo e a ogni forma di violenza sulle donne.

Alcune persone trasgender possono soffrire di problemi psicologici o psichiatrici come depressione, ansia o altri disturbi: uno studio recente ha dimostrato che il rifiuto sociale e la violenza subita appaiono come le cause primarie della sofferenza psicologica, rispetto al solo fatto di essere transgender. Negli Stati Uniti, la “disforia di genere” è una diagnosi che compare nel manuale dell’American Psychiatric Association: in base a questa diagnosi, medici e psicologi possono indicare che una persona è provvista dei requisiti necessari per affrontare un trattamento medico che realizzi la transizione. Anche in Italia la diagnosi del disturbo di identità di genere è alla base della possibilità di effettuare la transizione medica a carico del Servizio sanitario nazionale e di vedere riconosciuto dal tribunale il cambiamento di genere. L’organizzazione medica “Endocrine Society” raccomanda i farmaci bloccanti per gli adolescenti a cui è stata diagnosticata la disforia di genere: tuttavia gli effetti a lungo termine di questi trattamenti sullo sviluppo psicologico e sulla crescita del cervello sono ancora sconosciuti; da qui l’accesa polemica sull’opportunità di somministrarli a giovani fisicamente sani. Con questi farmaci i processi biologici possono essere messi temporaneamente in pausa bloccando la pubertà in modo da offrire più tempo ai bambini che hanno dubbi sul genere: se a 16 anni opta per la transizione, assumendo ormoni dell’altro sesso, affronterebbe la pubertà del genere voluto senza aver sviluppato caratteri sessuali secondari, più complicati da correggere (come il seno, i peli corporei o la voce bassa).

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha già comunicato che con ogni probabilità rimuoverà l’identità transgender dall’elenco dei disturbi psichiatrici in occasione della revisione dell’International Classification of Diseases, prevista per il 2018.

L’etichetta che probabilmente influenza di più la nostra vita è la prima che ci viene assegnata: “è un maschietto!” o “è una femminuccia!”, ma in un suo famoso aforisma Sigmund Freud disse che il vero genere di appartenenza è il “destino”.

 

Valentina G.