17082017Ultime Notizie:

La sedentarietà fa parte di uno stile di vita che interessa sempre più giovani

Il benessere dell’età moderna porta le nuove generazioni a vivere nella comodità, nell’abitudine e nellaParkour ricchezza di cibo (troppo spesso patogeno) e a condurre una vita sempre più sedentaria, fatta di poco sport o semplice attività fisica, che con il tempo si ritorce contro la loro salute.
Se da una parte troviamo, quindi, sempre più adolescenti incollati alla tv, video games e simili, dall’altra c’è, invece, quella piccola fetta di popolazione che è in grado di catturare ancora la nostra attenzione attraverso la pratica di attività fisiche di grande impatto visivo. È il caso del “Parkour”.
Sarà forse merito della “spettacolarità”, della novità, della tendenza; ad ogni modo questa nuova pratica sportiva fa brillare gli occhi a molti adolescenti.
Il Parkour (dal francese “parcour” – percorso) è una disciplina metropolitana nata in Francia negli anni ’90, grazie all’intuizione di David Belle, il quale decise di creare uno sport derivato dall’arte dello spostamento.
L’obiettivo di questa nuova pratica sportiva  è quello di superare, con velocità, agilità e destrezza, qualsiasi tipo di ostacolo all’interno di un percorso, cercando di volta in volta di adattare il proprio corpo all’ambiente. Panchine, muretti, siepi, ringhiere e pareti non sembrano spaventare i “Traceurs/Traceuses” (tracciatori – coloro i quali praticano il Parkour).
Le definizioni assegnate a questa disciplina sono molteplici. Senza dubbio si tratta di uno sport acrobatico che utilizza movimenti ripresi in molti casi dalle arti marziali e dalla breakdance. La sua pratica richiede cura, attenzione, allenamento e una tecnica tale da consentire movimenti sicuri, semplici e veloci.
Spesso la disinformazione, la tv, la pubblicità utilizzano e spettacolarizzano le prodezze degli atleti di Parkour, senza mostrare e spiegare però il duro lavoro di un allenamento e l’importanza della tecnica per ogni gesto e azione.  Ciò comporta rischi e pericoli verso coloro i quali si avventurano e intraprendono lo sport senza la giusta consapevolezza.
I “traceurs” non aderiscono soltanto  ad uno sport, ma anche ad uno stile di vita e di pensiero. Se qualsiasi appiglio o ostacolo viene osservato come un punto di appoggio da superare in maniera fluida ed efficiente, ciò è applicabile anche nella vita di tutti i giorni, educando se stessi a non arrendersi mai davanti ad un problema, ma al contrario a sfruttarlo per proseguire la marcia verso il proprio obiettivo.
Risulta comprensibile l’opinione critica di chi afferma la totale mancanza di quei benefici che in realtà una pratica sportiva dovrebbe garantire, e che al contrario invece esalta soltanto il rischio.
Come ogni altro sport estremo, il parkour non si può improvvisare e richiede una dura preparazione, oltre che un’alta soglia di consapevolezza dei propri limiti. Tuttavia il rischio di emulazione incosciente, in particolare tra i più giovani, è sempre dietro l’angolo, pertanto il caso va sempre attenzionato.

Palermo
26 Marzo 2016

Giusy Modica

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