20102017Ultime Notizie:

Il “SI” alla Camera per le unioni civili

La Camera dei deputati ha definitivamente approvato, ieri, il testo di legge n. 3634-A già approvato dal Senato, che regolamenta le unioni civili e che disciplina anche le convivenze che riguardano le coppie di fatto eterosessuali e quelle omosessuali: i voti a favore sono stati 372, quelli contrari 51 e gli astenuti 99.

Il percorso della legge era stato accompagnato da una scia di polemica e da tanta tensione in Aula.

Si tratta di una legge storica che estende a molti italiani quelle tutele che fino a ieri rappresentavano un’utopia, ed è un primo passo importante, nonostante il ritardo con cui è arrivata: l’Italia diventa il ventisettesimo Paese europeo a riconoscere legalmente le coppie dello stesso sesso.

Da oggi anche le convivenze di fatto avranno i loro diritti, molto simili a quelli del matrimonio tranne che per la parti patrimoniali e previdenziali; un primo testo su questo argomento era stato depositato in Parlamento 28 anni fa ed enunciava principi ed articoli del tutto simili a quelli scritti nel provvedimento attuale.

L’articolo 29 della Costituzione definisce il matrimonio come un “ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”; l’unione civile non è un matrimonio, ma una “specifica formazione sociale composta da persone dello stesso sesso”; la convivenza di fatto viene posta in essere da una coppia formata da “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”.

L’unione civile è costituita da due persone maggiorenni dello stesso sesso, mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni. Il regime patrimoniale ordinario dell’unione civile omosessuale consiste nella comunione dei beni fatta salva la possibilità che le parti formino una convenzione patrimoniale. Sono disciplinati dalla proposta di legge i diritti e doveri derivanti dall’unione civile omosessuale, sulla falsariga dell’art. 143 del codice civile sul matrimonio, ad eccezione dell’obbligo di fedeltà. Quello dei figli rimane un punto controverso e la legge esclude esplicitamente la possibilità di adottare il figlio legittimo del partner, ma prevede resti “fermo quanto previsto e consentito in materia di adozioni dalle norme vigenti”: ciò consentirebbe ai Tribunali di valutare caso per caso, per via giurisprudenziale, se concedere la “stepchild adoption”. Oltre all’applicazione della disciplina sugli obblighi alimentari prevista dal codice civile, la costituzione dell’unione comporta che le parti acquistino gli stessi diritti e assumano i medesimi doveri: in particolare, si fa riferimento all’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale, alla coabitazione nonché al contributo ai bisogni comuni. E’ stabilito che l’indirizzo della vita familiare e la residenza comune siano concordati tra le parti; in caso di decesso di una delle parti dell’unione civile prestatore di lavoro andranno corrisposte al partner sia l’indennità dovuta dal datore di lavoro che quella relativa al trattamento di fine rapporto. In caso di scioglimento dell’unione civile, viene ripresa gran parte della normativa relativa alle cause di divorzio, sia in relazione alle cause di scioglimento che per quel che riguarda le conseguenze patrimoniali.

La convivenza di fatto, in base alla nuova legge, può riguardare tanto coppie eterosessuali quanto coppie omosessuali: sono considerati conviventi di fatto due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale e coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. Sono estesi ai conviventi di fatto alcune prerogative spettanti ai coniugi: diritti previsti dall’ordinamento penitenziario, diritto di visita e di accesso ai dati personali in ambito sanitario; facoltà di designare il partner come rappresentante per l’assunzione di decisioni in materia di salute e per le scelte sulla donazione di organi; diritti inerenti la casa di abitazione; facoltà riconosciute in materia interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno; diritto al risarcimento del danno da fatto illecito. I partner possono stipulare un contratto di convivenza, attraverso il quale disciplinare i loro rapporti patrimoniali. In caso di figli, la legge non prevede per una coppia convivente la possibilità dell’adozione, a meno che la convivenza duri da tre anni e vi sia l’impegno al matrimonio; i conviventi hanno però diritto alla “stepchild adoption”. Il contratto di convivenza si risolve in caso di morte, di recesso unilaterale o di accordo tra le parti, in caso di matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente e un terzo; alla cessazione della convivenza di fatto potrà conseguire il diritto agli alimenti in capo ad uno dei due partner: tale diritto deve essere affermato da un giudice ove il convivente versi in stato di bisogno e spetta allo stesso giudice determinare la misura degli alimenti nonché la durata dell’obbligo alimentare in proporzione alla durata della convivenza.

 

Valentina G.