15122017Ultime Notizie:

IL GALATEO A TAVOLA: le differenze tra Italia ed estero

il galateoNella lingua italiana il termine galateo definisce l’insieme di norme comportamentali con cui si identifica la buona educazione: è un codice che stabilisce le aspettative del comportamento sociale.

Il nome deriva da Galeazzo Florimonte, vescovo della diocesi di Sessa Aurunca che ispirò a monsignor Giovanni Della Casa quel celebre libro del viver civile, “il Galateo overo de’ costumi”, primo trattato specifico sull’argomento pubblicato nel 1558.

Il titolo dell’opera, infatti, corrisponde alla forma latina del nome Galeazzo: Galatheus, appunto.

 

L’Accademia Italiana Galateo ha voluto verificare quanto si conosce del galateo della tavola in Italia; il risultato: bon ton, questo sconosciuto.

Dal sondaggio effettuato su più di 500 persone, emerge che la maggioranza delle persone non conosce le regole di base della buona educazione.

Samuele Briatore, Presidente dell’Accademia Italiana Galateo, ha illustrato gli errori più frequenti:

-         Buon appetito!

L’87% degli intervistati crede che dire “buon appetito” sia un atto di cortesia, ma in realtà è sbagliato iniziare il pasto così.

Cosa dice il galateo: per gli aristocratici la tavola era un’occasione per conversare e creare alleanze; il cibo era solo un contorno piacevole alla conversazione. La nobiltà non arrivava mai affamata ad una tavola formale.

-         Cin Cin.

Il 74% crede sia giusto che al brindisi venga detto “cin cin” ma anche in questo caso, si tratta di un’abitudine sbagliata.

Cosa dice il galateo:  “Cin cin” è frutto della moda orientale diffusa nello scorso secolo nei salotti borghesi: il galateo vuole che i calici vengano alzati con un piccolo e discreto cenno.

-         Mai chiedere il sale.

Il 95% non sa che per il galateo, nel caso un piatto sia sciapo, il sale non deve mai essere chiesto alla padrona di casa.

Cosa dice il galateo: chiedere il sale, se non presente sulla tavola, è un gesto scorretto; la richiesta è un’affermazione velata che non apprezziamo il cibo offerto.

-         Come spezzare il pane.

Il 76% non sa che il pane va spezzato con le mani.

Cosa dice il galateo: il pane non va mai tagliato a tavola con il coltello, bensì spezzato con le mani (influisce anche la religione su questo avvertimento del galateo). Il pane va spezzato in piccoli pezzi sul piattino da pane posto alla destra del piatto, senza riempire di briciole la tavola.

-         Tovagliolo.

Il  56% pensa che il tovagliolo sulle gambe non possa essere utilizzato per la bocca.

Cosa dice il galateo: deve essere utilizzato sopratutto ogni volta che si decide di bere un sorso di acqua o di vino; sgradevole in una tavola formale vedere i calici degli invitati unti e con l’impronta della labbra.

-         Caffè.

Il 68% crede sia corretto mettere in bocca il cucchiaino del caffè dopo aver mescolato.

Cosa dice il galateo: in realtà, il cucchiaino va utilizzato solo per mescolare e viene portato alla bocca solo quando deve portare qualcosa, mai per pulirlo. Il caffè deve essere mescolato con delicatezza meglio se dal basso verso l’alto, il movimento circolare e veloce è molto scorretto. Il cucchiaino, dopo aver mescolato il caffè, va poggiato sul lato del piattino.

-         Posizione di piatti e bicchieri.

L’85% non conosce la giusta posizione di piatti, bicchieri e posate.

Cosa dice il galateo: le posate sono ai lati del piatto, alla destra vanno i coltelli con la lama rivolta verso interno e per ultimo all’esterno il cucchiaio. Alla sinistra le forchette in ordine di utilizzo, dall’esterno all’interno. I bicchieri vanno posizionati sulla metà a sinistra del piatto alto. Il bicchiere del vino deve stare sopra la punta del coltello e verso il centro il bicchiere dell’acqua. Vicino ai bicchieri va posizionato il piattino per il pane.

 

Si è analizzato anche il bon ton nella scelta dei cibi da consumare e dei ristoranti, anche qui le abitudini degli italiani sono apparse in contrasto con le norme del galateo: il 63% degli intervistati, infatti, ritiene che il migliore ristorante per una grande occasione sia quello in cui si mangia sushi e che se si vuole essere ricercati bisogna optare per la cucina esotica. Il 56% ritiene poco elegante servire a tavola piatti del proprio territorio o eccellenze italiane, il 43% è convinto che è buona cosa quando si è invitati a pranzo portare un dolce e infine il 67% ritiene che sia chic rifiutare molte portate.

 

Le abitudini del bon ton a tavola sono diverse e in alcuni Paesi possono apparire assurde;  le “buone maniere” non sono solo una questione di formalismi per apparire, ma per essere bene educati e a sentirsi a proprio agio in ogni occasione, soprattutto dove le consuetudini nostrane possono essere del tutto equivocate.

 

Ogni cultura ha le proprie regole sulla postura e la consumazione dei pasti; paese che vai, usanza che trovi:

-          Non chiedere mai il sale o il pepe: in Portogallo è meglio non  chiedere sale o pepe aggiuntivo, se non sono già sul tavolo: farlo è considerato un insulto alle capacità culinarie dello chef.

-          Mai mangiare con le mani: in Cile è consuetudine usare sempre le posate per qualsiasi tipo di cibo

-          Tagliare la lattuga col coltello, una mancanza di stile: per essere considerati raffinati in Francia, occorre evitare assolutamente di tagliare col coltello le foglie della lattuga, che invece vanno piegate e mangiate esclusivamente con la forchetta.

-          Banane con forchetta e  coltello: se avete in programma di volare a Londra per un pranzo a Buckingham Palace, ricordatevi, quando vi sarà servita la frutta, che la banana va mangiata con forchetta e coltello.

-          Non mangiare tutto il cibo nel piatto: in molti Paesi asiatici, e non solo, mangiare tutto il cibo nel piatto mette in imbarazzo i padroni di casa perché  significa che essi non hanno offerto abbastanza cibo all’ospite.

-          La puntualità, una forma di maleducazione: in Tanzania arrivare puntuali per una cena è considerato un gesto di maleducazione, viceversa, se vi presenterete con un ritardo compreso tra i 15 e i 30 minuti, sarete apprezzati come dei veri gentiluomini. Inoltre è buona usanza non mostrare le piante dei piedi: non c’è atto più scortese.

-          Non mangiate con la mano sinistra: nei Paesi di cultura araba è buona educazione non mangiare mai con la mano sinistra, che è tradizionalmente usata per pulirsi in bagno.

-          Il rituale del pane: in Polonia, Ucraina, Afganistan, ma anche in alcuni paesi mediorientali e di fede induista, esiste un rituale particolare per quando si fa cadere un pezzo di pane: dopo averlo raccolto si deve baciarlo e sollevarlo innanzi alla fronte prima di rimetterlo nel piatto come segno di rispetto per il cibo e per il lavoro speso a prepararlo

-          Barbie e Afternoon tea: in Australia se si viene inviati per un “barbie” si intende un barbecue ma ciò non significa che si è invitati a mangiare: portare le proprie bevande e il proprio cibo è la prassi, ed è doveroso arrivare con del cibo da condividere con gli altri ospiti.

Se si viene inviati ad un “afternoon tea” ci si può presentare fra le 18 e le 20 per quello che sarà un pasto vero e proprio. La cena, più leggera e composta anche solo da un caffè con una fetta di dolce, viene servita a tarda sera.

-          Orari: le abitudini alimentari degli spagnoli prevedono il pranzo non prima delle h 14-15 e la cena non prima delle 21-22; molti ristoranti aprono alle 23. Se si è invitati a casa di qualcuno meglio sincerarsi, perché presentarsi a casa di qualcuno alle 20.30 sarebbe bizzarro.

 

 

Eppure l’esistenza del galateo non è di per sé una disgrazia. La presenza di norme che stimolino le persone a vigilare sul benessere e il comfort dei propri convitati sono implicite nella nostra componente sociale. Conoscerle può arricchirci, ma quando e come usarle è una libera scelta che determina la nostra percezione da parte degli altri. Allo stesso modo, anche quando si viaggia all’estero, conoscere e padroneggiare alcune norme di buona educazione può aiutarci a rompere il ghiaccio con chi ci ospita nel suo paese.

 

 

Valentina G.

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