23082017Ultime Notizie:

Il fenomeno del mobbing

Sempre più lavoratori in tutta Italia sono colpiti ogni anno dal fenomeno del mobbing: un simile tipo di comportamento è difficile da provare e non è specificamente previsto dal codice civile e penale, ma negli ultimi anni la Corte di Cassazione è intervenuta in numerose occasioni in favore del dipendente oppresso.

In Italia si inizia a parlare di mobbing solo negli anni ’90 grazie allo psicologo del lavoro Haraid Ege che delinea il fenomeno come “una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti, da parte dei colleghi o superiori” attuati in modo ripetitivo e protratti nel tempo”.

Il mobbing sul luogo di lavoro si basa su un comportamento ostile da parte dei superiori e dei colleghi mirati all’esclusione e al danneggiamento di uno specifico dipendente; spesso, tale comportamento ha lo scopo di causare l’allontanamento o il licenziamento del lavoratore vittima.

La legge non contiene riferimenti specifici a tale forma di illecito, tuttavia la giurisprudenza consolidata definisce il mobbing come una serie di comportamenti che abbiano carattere:

  • persecutorio, ovvero che siano chiaramente finalizzati a causare un danno a uno specifico lavoratore;
  • vessatorio, e che quindi siano esplicitamente o implicitamente ostili;
  • sistematico e prolungato nel tempo.

Il comportamento in questo modo caratterizzato è lesivo della salute (intesa non solo in senso fisico), della personalità e della dignità del dipendente, ed è quindi una violazione, in primo luogo, dell’art. 2087 del codice civile.

Quando il mobbing è realizzato da un superiore viene anche definito “bossing”. Può accadere, invece, che questa pratica illecita venga realizzata da alcuni lavoratori nei confronti di un loro collega ritenuto da emarginare per i più svariati motivi: si tratta di “mobbing orizzontale”.

Il lavoratore vittima di mobbing può maturare delle vere e proprie patologie, fisiche o psichiche, che possono essere indennizzate attraverso una richiesta di risarcimento dei danni.

Se dal punto di vista teorico definire il mobbing non è particolarmente complesso, dal punto di vista pratico è sempre molto complesso fornire al giudice la prova dei fatti. Questo perché il lavoratore è tenuto a dimostrare i fatti storici consistenti negli atti vessatori e ciò è tendenzialmente molto difficile se si considera che questa prova può essere fornita quasi esclusivamente tramite dei testimoni che normalmente sono anche i colleghi del lavoratore vessato e che molto spesso continuano a lavorare proprio alle dipendenze di quel datore di lavoro che può essere accusato dei comportamenti illeciti.

Non esistono casistiche precise, ma il numero di casi di mobbing sembra essere in continuo aumento: in Europa sta assumendo dimensioni sociali di notevole rilievo. In Italia circa un milione e mezzo di lavoratori ne sarebbe vittima con conseguenti effetti negativi che ricadono sull’individuo, sul suo nucleo familiare, sulle aziende per le quali queste dinamiche lavorative comportano aumenti dei costi aziendali e sulla collettività con il conseguente incremento dei costi sanitari e previdenziali.

Mentre in Svezia, Norvegia e Germania il fenomeno è stato da tempo regolamentato, nel nostro sistema giuridico manca una normativa specifica che identifichi e disciplini il mobbing come fenomeno a sé.

 

Valentina G.