23062017Ultime Notizie:

I diritti dei padri separati

In Italia i padri separati sono circa 4 milioni e , tra questi, 800mila si trovano sulla soglia di povertà secondo il Rapporto Caritas; un esercito di uomini che, complice la crisi economica, per sostenere il mantenimento del tenore di vita all’ex moglie e ai figli, non hanno i soldi per pagare un affitto.

Nella quasi totalità dei casi, in percentuale pari al 94,1%, l’assegno di mantenimento a seguito di separazione viene versato proprio dai padri: dato che sembra essersi mantenuto costante almeno negli ultimi quattordici-quindici anni circa.  Ciò comporta però per l’uomo una spesa enorme nella maggior parte dei casi, poiché è chiamato a versare assegni di mantenimento e, parallelamente, a sostenere le spese del proprio sostentamento, compresi eventuali “extra” per i figli e le spese collegate al nuovo alloggio che ha dovuto trovare a seguito dell’assegnazione dell’abitazione alla moglie.

Non possono permettersi un pasto adeguato almeno ogni due giorni, non possono scaldare adeguatamente casa e arrivano a fine mese con grande difficoltà”, si legge nel Rapporto Caritas; un fenomeno in continua crescita, come testimonia l’andamento dei servizi rivolti ai padri separati: “Dal 2013 a oggi sono aumentate le richieste di alloggi e servizi residenziali”, spiega Laura De Lauso, responsabile dell’Ufficio Studi Caritas, “Per un papà separato la casa è una necessità, non solo dal punto di vista fisico ma anche psicologico. È uno spazio per ritrovare se stessi, per riprendere in mano la propria vita oltre che un luogo sano dove poter incontrare i figli”.

Un dramma silenzioso che confina molti uomini allo stato di indigenza a cui si somma il dolore per l’allontanamento dei figli.

A peggiorare questa situazione l’isolamento e la solitudine con cui molti uomini affrontano questo dramma: il padre separato non chiede aiuto, si vergogna. Così si innesca una spirale per cui i papà che non riescono a pagare gli alimenti si sentono in difetto e pensano di non meritarsi l’affetto dei figli. Dopo la separazione la relazione con il figlio cambia; una ferita aperta per molti uomini che si sentono privati della possibilità di trascorrere più tempo insieme al bambino. A rendere insoddisfatti i papà sono la frequenza delle visite, i luoghi degli incontri e l’impossibilità di partecipare a momenti importanti della vita del bambino.

Alcune mamme tendono persino a ostacolare il rapporto padre-figlio”, spiega l’avvocato Walter Buscema, presidente di “Nessuno tocchi papà”, associazione che si occupa di dare voce ai padri separati, “E così, dopo la fine del matrimonio molti cercano di rafforzare il rapporto con il bambino viziandolo, e diventando poi dei compagni di gioco più che dei papà”.

Garantire la legittima aspirazione di un bambino a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori, anche se sono separati o divorziati, è un principio etico contenuto anche nella convenzione sui diritti dei fanciulli. Un principio che il vicepresidente della Sala Rossa, Enzo Lavolta, ha richiamato nella mozione discussa in Commissione Pari Opportunità per istituire anche nel Comune di Torino un registro sulla “bigenitorialità”. Aldilà dei proclami, condivisibili o giustificabili, si tratta di uno strumento che permette di annotare formalmente anche la residenza o il domicilio del genitore non “collocatario”. Nella maggior parte delle separazioni, infatti, l’affido dei figli è condiviso, ma la loro “collocazione” prevalente sancisce anche la loro residenza legale. Questo significa che le istituzioni dialogano unicamente con un genitore per tutto quello che riguarda i figli; il registro della bigenitorialità permette a entrambi di avere le medesime informazioni e può essere utile alla scuola, ai reparti degli ospedali, ai servizi sociali e in tutte quelle situazioni in cui un’informazione di qualche rilievo debba essere inviata a entrambi i genitori.

Sono diverse le associazioni, soprattutto di padri separati, che spingono i Comuni a istituire il registro e a mettere in piedi un regolamento per permettere l’iscrizione del figlio; già alcuni Comuni hanno aperto l’elenco, come Parma, Bolzano, Savona e altri anche più piccoli.

L’attuale legge in materia di affidamento, pur se progettata con l’intento di mantenere il principio di bi-genitorialità, si trova a dover far fronte a gravi resistenze culturali da parte di Magistrati e di Consulenti Tecnici che di fatto eludono il principio giuridico della parità dei genitori privilegiando la figura della madre ritenuta genitore idoneo per nascita. Questo sbilanciamento della giurisprudenza ha determinato un nuovo fenomeno consistente nella possibilità che, il genitore che intende allontanare l’ex-coniuge dal proprio bambino, metta in atto una serie di denunce volte a screditare il ruolo genitoriale o fomenti l’astio del bambino contro con la conseguente alienazione dell’altra figura parentale.

Nel 2017 si dice che i figli dei separati siano orfani di padri viventi: è una provocazione ma rispecchia la realtà di molte famiglie in Italia a causa di una legge che risente ancora del vecchio pregiudizio secondo cui i figli sono solo della mamma. Ma i bambini hanno diritto di godere dell’affetto di entrambi.

 

Valentina G.