18102017Ultime Notizie:

Ambiente, le aree a rischio desertificazione in Italia sono il 21%: studio CNR su industria, rifiuti e salvaguardia dei suoli

L’OCSE stima che nel nostro Paese, nel 2030 il 30% dei prodotti sarà Bio-based. Secondo i dati di Nicoletta Ravasio dell’ISTM del CNR, vengono derprodotti ogni anno (dati 2012-2013) circa 135mila tonnellate di scarti dalla lavorazione del pomodoro da industria (buccette, semi), 1,5 milioni di tonnellate dall’uva da vino (buccette, semi, graspi), 2,2 milioni di tonnellate di paglia, 0,3 milioni di lolla, 0,1 milioni di pula (bran) dal riso. Scarti non solo consistenti, ma in alcuni casi anche ‘pericolosi’: “la paglia da riso è inquinante. Poiché non si sa cosa farne, gli agricoltori la re-interrano: una pratica che genera 60 kg di metano per ogni tonnellata interrata.

Dagli scarti dell’agro-industria si riescono a ricavare prodotti ad alto valore aggiunto come additivi alimentari, ingredienti cosmetici solventi bio, composti per la produzione di plastiche oltre a pectine, sostanze tradizionalmente utilizzate come addensanti, per le quali la scienza sta cercando nuovi sbocchi industriali”.
La sostenibilità ambientale e la salvaguardia della fertilità dei suoli si ottiene anche con la ricerca di nuovi modelli di valorizzazione del rifiuto organico (FORSU) prodotto dalla comunità. “La ricerca”, come afferma Silvana Castelli, ricercatrice dell’IBBA-CNR “attraverso lo studio di nuovi modelli basati sul concetto di bio-raffineria, valorizza il rifiuto organico che con il 65% di raccolta differenziata raggiungerà 5 milioni di tonnellate nei prossimi anni in Italia. Se questo venisse smaltito in discarica oltre al danno economico porterebbe ad una perdita di sostanza organica di circa 2 milioni di tonnellate.
“Il nuovo modello di gestione del rifiuto secondo un concetto di bioraffineria prevede di trasformare il rifiuto organico in bio-metano (producendo più di un terzo del bio-metano attualmente utilizzato in Italia per auto-trazione in un anno, secondo elaborazioni CNR) e con i prodotti secondari del processo si riporterebbero circa 2 milioni di tonnellate di sostanza organica al suolo apportando fertilità e riducendo le aree a rischio di desertificazione che in Italia sono il 21%. Questo traguardo può essere raggiunto anche valorizzando i prodotti secondari con nuovi processi produttivi come quello di biomateriali che sostituiscono la plastica in agricoltura”: conclude la ricercatrice dell’IBBA-CNR.
Le città e gli ecosistemi sono realtà territoriali sempre più sottoposte a pressioni determinate dai conflitti che si instaurano tra fenomeni di urbanizzazione, aumentata richiesta di beni, servizi e infrastrutture e gestione sostenibile delle risorse.
Entro il 2050 il 70% della popolazione mondiale (86% per i paesi OCSE) vivrà in aree urbane, concentrandosi in grandi città con più di un milione di abitanti. L’OCSE stima che la domanda mondiale di energia e di acqua aumenteranno rispettivamente dell’80% e del 55% entro il 2050, mentre la FAO prevede, nello stesso periodo, una crescita del 60% della domanda alimentare.
Gli ecosistemi acquatici mostrano effetti evidenti delle pressioni antropiche, tanto che l’auspicato stato ecologico buono previsto dalla Water Framework Directive per il 2015 sarà raggiunto solo per un numero limitato di bacini idrici.
Che fare dunque?
Per salvaguardare città ed ecosistemi è necessario incentivare città smart che sappiano coniugare sviluppo e qualità della vita con la conservazione e protezione delle risorse. Tale obiettivo ambizioso potrà essere raggiunto con interventi volti alla riduzione dei consumi domestici, irrigui e industriali, con lo sviluppo di tecnologie più efficienti per la depurazione, incrementando i dispositivi innovativi per il controllo dello stato di efficienza delle reti acquedottistiche e fognarie.
Questa evoluzione è dettata negli ultimi anni dalla volatilità dei costi delle materie prime, insieme alla crescente preoccupazione per lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali. Ciò sta modificando il concetto di rifiuto tant’è che nell’ambito di qualsiasi attività industriale o di servizio oggigiorno ci si chiede “se i rifiuti siano veramente rifiuti”.
Intanto, i sistemi di monitoraggio stanno evolvendo grazie alla disponibilità di sensori miniaturizzati, alla potenza degli hardware e alla disponibilità di reti geo-referenziate globali. La gestione di acqua suolo e ambiente diventa così più sostenibile e intelligente. I nuovi modelli di economia circolare secondo il concetto di bioraffineria contribuiranno a questo approccio intelligente nella gestione delle risorse con sistemi innovativi di valorizzazione dei rifiuti in energia e la trasformazione degli scarti colturali in prodotti ad alto valore aggiunto come, proteine, additivi alimentari, ingredienti cosmetici, nuovi materiali biodegradabili e molto altro.
Questi dati e queste soluzioni sono stati discussi nel corso del Convegno “Innovative Monitoring and Management of Environmental Resources”, che si è svolto a Milano presso l’Auditorium Testori – Palazzo Lombardia nell’ambito del progetto “Spazi Espositivi per la Ricerca – Padiglione Italia EXPO 2015” in seno all’Accordo Quadro Regione Lombardia – Consiglio Nazionale delle Ricerche e con la compartecipazione di Unioncamere Lombardia.

 

Mcolonna

Fonte: sestopotere.com – www.retewebitalia.net

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