21102017Ultime Notizie:

Adattamenti fisiologici: cuore d’atleta

Qualsiasi attività fisica, praticata nel tempo, induce modificazioni nell’organismo a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, del sistemawoman-jogger-jogging-sport cardiovascolare, del metabolismo e dell’apparato respiratorio. Tipo ed entità di tali modificazioni, definite adattamenti fisiologici, si instaurano in forma diversa e specifica in relazione ad alcune variabili: dal tipo di esercizio fisico, dall’intensità degli allenamenti, dal numero e dalla durata delle sedute, dall’età del soggetto, dalle caratteristiche morfologiche e fisiologiche di base dell’atleta, ecc..
L’apparato che maggiormente viene sottoposto ad un impegno importante, al seguito di un lavoro muscolare, è l’apparato circolatorio, che risponde con una serie di aggiustamenti funzionali transitori e variabili.
L’insieme degli adattamenti anatomici e fisiologici del cuore, nelle persone che praticano regolarmente esercizio fisico intenso, si traducono in un unico adattamento benigno definito “cuore d’atleta”.
Con la pratica di sport di resistenza (ciclismo, sci di fondo, canottaggio e canoa) si verifica caratteristicamente l’aumento sia dei volumi che della massa del cuore. Gli atleti praticanti queste discipline, infatti, presentano dimensioni delle pareti e/o delle cavità ventricolari al di sopra dei limiti normali, tanto da simulare una condizione patologica, quale la cardiomiopatia ipertrofica o la cardiomiopatia dilatativa.
Gli sport di forza invece (sollevamento pesi o lanci) comportano soltanto l’ipertrofia del miocardio.
Mediamente l’atleta allenato ha una frequenza cardiaca sinusale di 45-50 battiti al minuto, valori inferiori sono riscontrabili nei ciclisti, maratoneti e sciatori di fondo; tale riduzione è legata al fenomeno della bradicardia, un adattamento del tutto naturale e che normalmente è anche benefico, poiché migliora l’efficienza contrattile del cuore, sia durante l’attività fisica che a riposo.
Sono numerosi i casi di atleti famosi affetti da bradicardia, specialmente tra i ciclisti. Tra i più noti c’è senz’altro Fausto Coppi: si dice che il suo cuore battesse a meno di 40 battiti al minuto.
Non è un caso che il cuore d’atleta sia più frequente tra i ciclisti professionisti, perché sono atleti che fanno all’incirca 1500 ore di allenamento all’anno e sottopongono il cuore a grossi sforzi in modo continuativo.
Il cuore dell’atleta, aumentando il suo volume e la massa muscolare, ha bisogno di un maggior rifornimento di sangue e di una maggiore quantità di ossigeno. In virtù di questi cambiamenti anche il sistema circolatorio, costituito da vasi arteriosi e venosi, pertanto, deve adattarsi a questa nuova realtà. In altri termini, la circolazione deve essere potenziata al fine di consentire lo scorrimento di flussi sanguigni così elevati senza “rallentamenti”.
Per chi non fa sport a livello agonistico, l’attività fisica svolta con costanza è fondamentale per mantenere il cuore in buona salute. L’allenamento costante fa sì che il cuore, giorno dopo giorno, impari a fare economia e diventi sempre più efficiente. Inoltre, il movimento aiuta a raggiungere il peso ideale e anche questo rappresenta un aiuto per il muscolo cardiaco, che si ritroverà ad irrorare un corpo meno pesante.

 

Giusy Modica
Consulente per la salute con lo sport presso l’Associazione Anas zonale Oreto.
Per informazioni e appuntamenti chiamare al numero 091-336558 dalle ore 9:00 alle ore 13:00.

 

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