14122017Ultime Notizie:

A.N.A.S. informa che al Ridotto Teatro Verdi di Padova va in scena lo spettacolo “Chi sei tu? Vangelo dell’Asino Paziente”

Arriva in Veneto lo spettacolo “Chi sei tu? Vangelo dell’Asino Paziente”, la CHI SEI TU foto Marco Caselli 2-1nuova produzione di Antonio Panzuto ispirata al Vangelo secondo Giovanni, che ha debuttato in giugno al Festival I Teatri del Sacro di Lucca.
Scritto in collaborazione con Alessandro Tognon, che ne firma anche la regia, lo spettacolo rilegge la vita e la parola di Cristo attraverso gli occhi e la voce narrante del suo umile asino. L’asino è un’elaborata macchina scenica costruita assemblando materiali poveri, pezzi di legno, stoffe e ferro, che si muove su ruote; viene manovrato a vista, così come tutte le figure (sculture, maschere africane, pupi) che compongono il microcosmo di questa originale predicazione evangelica, le cui voci, registrate in loco, sono quelle popolari e dialettali degli abitanti di Laurito (SA), paese d’origine di Panzuto ed ente patrocinatore del progetto.

DATE
16-17-18 dicembre ore 10
16-17 dicembre ore 20.45
Ridotto Teatro Verdi Padova
LO SPETTACOLO
Gesù non è un re, non un filosofo, né un mago, né un medico.
Gesù non è un mistico, non è un sacerdote illuminato, e nemmeno un santo.
Egli usa parole povere e la sua parola appare vera solo in quanto disarmata. La sua potenza è di essere privo di potenza.
La storia è raccontata da un asino, il suo asino che a ritroso ricorda la vita accanto a lui.
La Scena è un pezzo di deserto, un confine, una striscia fra ciò che appartiene al cielo e ciò che appartiene alla terra. È qui che avviene la rivelazione, l’interazione fra due esseri che vivono vicini, e viaggiano per le terre di Galilea lungo i margini di un mondo, lontani dal centro, abitando una periferia di qualche sud del mondo, in una terra che non vuole essere terra di nessuno.
L’ uomo e l’asino camminano: due marionette, costruite assemblando legni poveri e stoffe, ferraccio e fili di lana.
Gesù e il suo asino trascorrono la propria vita su circa sessanta chilometri di lunghezza, trenta di larghezza e le due marionette si muovono in sei metri per tre di iuta.
La voce dell’asino racconta questo cammino e la bellezza di parole che salveranno il mondo, dette da quell’uomo amico, nero e vestito di bianco.
Gesù poteva esigere una creatura celeste, un cavallo alato o un leone, invece “ha bisogno di un asino” con cui svergogna i savi, i nobili, e coloro che si credono capaci, e lo chiama ad essere araldo e portatore dell’Evangelo, la notizia buona.
Gesù è l’uomo che si abbassa, fino a confondersi con le prostitute e i pubblicani, fino ad accettare la morte, mostrandosi nella povertà, nella miseria, nella nudità, nella disperazione.
Non il cielo, non le nubi, non ciò che sta in alto: la sua è una discesa nella piccolezza, fin dalla nascita, accolto in una povera casa, in mezzo a un popolo di pastori e di animali; è una traiettoria discendente quella di Dio verso di noi.
Simone Weil scrive : “…mediante la discesa di ciò che appartiene al basso, ciò che appartiene all’alto è innalzato. […] Per questo abbassarsi è l’unica ascensione.”
Tutto il mondo di questo Vangelo dell’Asino è sospeso tra chi sta in alto e chi sta in basso, tra figure che scendono sulla terra di questo teatro e figure che si alzano al cielo, sollevate da semplici contrappesi a sottolineare la loro appartenenza al regno della leggerezza, in un deserto che si popola così di creature infinite, marionette disancorate dalle leggi fisiche della gravità, per eseguire meglio di chiunque gesti e passi alternativi.
L’assenza di coscienza dota la marionetta di una grazia divina, perché può eseguire movimenti interdetti al corpo umano e avvicinarsi al suolo solo per sfioramento, senza bisogno di pause che interrompono il flusso della danza… rinviando allo spettacolo non solo dell’infanzia, ma dell’infanzia dell’umanità e della storia, con la sua teatralità essenziale, con la sua capacità di tradurre simbolicamente fantasie e narrazioni.
DICE IL REGISTA, ALESSANDRO TOGNON
“Il sacro ha a che fare con tutto quello che deve essere salvato ed ha a che fare con tutte le creature.
Lo spettacolo è un Vangelo, quindi l’accesso al sacro è diretto. Ci siamo ispirati soprattutto al Vangelo di Giovanni, senza però dimenticare gli altri tre e all’interno di questo ci sono piccoli contributi di altri autori e artisti, poeti… cito Simone Weil che è stata per noi una grande fonte d’ispirazione sempre presente, oppure Rilke.”
ANTONIO PANZUTO
Figura atipica nel panorama teatrale italiano, pittore, scenografo, scultore, Antonio Panzuto è un artista della scena che sfugge alle etichette con sorridente discrezione. Inventa originali spettacoli abitati da oggetti, macchine e figure azionati a vista tramite grovigli di fili e creati da materiale di recupero (legni, metalli, corde e tessuti) solitamente lontano dai canoni di bellezza e che nelle sue mani acquista la dignità di luoghi astratti ed emozioni forti: ne nasce una drammaturgia pittorica che procede per affinità e corrispondenze più che per nessi logici o narrativi.
Il teatro diventa un lavoro collettivo delle arti, in cui ogni elemento contribuisce ad una visione globale, offrendo allo spettatore diversi livelli di interpretazione in cui il vedere equivale al sentire emotivo.
www.antoniopanzuto.it

 

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