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7-11 dicembre 2015, FEDER.M.O.T. annuncia: astensione magistrati onorari

Mentre la Giustizia ordinaria collassa sotto il peso di riforme inutili (rimodulazione delle ferie dei magistrati), dannose per i cittadini (aumento del contributo unificato, obbligatorietà della mediazione a pagamento, magistratiprovvedimenti svuota carceri, depenalizzazioni, proscioglimento per tenuità del fatto) o inutili e dannose al contempo (riforma della responsabilità civile dei magistrati), il Governo propone al Parlamento di autorizzare il Ministero della Giustizia a tagliare le già insufficienti retribuzioni dei magistrati onorari di tribunale, la cui incidenza attuale sui conti, prossima a 40 milioni di euro, incide per appena il 3% sul costo sostenuto per la retribuzione di tutto il personale della magistratura ordinaria.
La definizione della retribuzione dei magistrati è materia delicata, sulla quale la Corte Costituzionale è già dovuta intervenire a tutela dell’indipendenza dell’ordine giudiziario, mentre la Costituzione, nel riservare alla legge la disciplina dell’ordinamento giudiziario, non attribuisce al Governo poteri normativi esercitabili al di fuori di un’ordinaria delega legislativa. L’attacco all’indipendenza economica di chi coadiuva stabilmente la magistratura di ruolo si traduce inoltre in un attacco indiretto a quest’ultima, impegnata ad accudire indagini e processi di maggiore rilevanza.
Inseriti sia nei collegi sia nella titolarità di funzioni monocratiche, i giudici onorari concorrono stabilmente nell’esercizio della giurisdizione ordinaria, così come i viceprocuratori onorari, ormai addetti con esclusività a sostenere la pubblica accusa nelle udienze monocratiche, a tacere degli ulteriori compiti loro demandati durante le indagini preliminari e nei giudizi civili.
Nel rivendicare a sé il potere di tagliare le retribuzioni dei magistrati onorari, l’Esecutivo segue una linea politica che concorda perfettamente con la proposta del Ministro Orlando di delegare al Governo il riordino della categoria secondo criteri direttivi assai vaghi, in cui l’unico punto fermo è vietare ai magistrati onorari di proseguire la propria funzione oltre un limitato numero di mandati quadriennali, anche nel caso che siano già in servizio all’entrata in vigore degli emanandi decreti attuativi. Non si garantisce in tal modo il raggiungimento dell’età pensionabile neppure a chi ha svolto esclusivamente o prevalente tale funzione, ben oltre l’originario termine legislativo del 31 dicembre 2004, più volte prorogato.
Accade così che coloro che devono difendere e affermare i diritti altrui, non abbiano alcun diritto riconosciuto dallo Stato italiano, seppure “ammonito” dall’U.E., al pari degli altri Paesi membri, in ordine all’abusivo ricorso ai rapporti a tempo determinato o a trattamenti giuridici discriminatori.
Abbiamo sempre interloquito rispettosamente con tutte le istituzioni e non abbiamo mai preteso di imporre il punto di vista della categoria, dichiarandoci pronti a soluzioni di compromesso, purché si garantisca il diritto di ogni cittadino comunitario o straniero di essere giudicato da un magistrato indipendente. Tale non è il magistrato relegato in una condizione più servile che precaria (i precari infatti hanno diritto a una retribuzione equa, all’assistenza, alla previdenza e, proseguendo il rapporto, alla stabilizzazione). Il nostro rapporto di servizio è scandito da proroghe concesse a fine anno, tramite decreti legge del Governo, al di fuori di ogni normale programmazione del lavoro, con modalità retributive umilianti e incompatibili con la titolarità – seppure onoraria – di organi giudiziari che assolvo funzioni fondamentali per lo Stato-apparato. Ma poiché decidiamo dell’altrui libertà personale e degli altri diritti – patrimoniali e non – dei consociati, abbiamo deciso di tornare ad astenerci dalle udienze civili e penali nelle date sopra indicate. Posiamo la nostra toga per alcuni giorni nel tentativo di difendere il diritto di indossarla, in futuro, con maggiore dignità, indipendenza, considerazione, credibilità, terzietà, serenità, a tutela anche nostra e delle nostre famiglie, perché questo è il nostro lavoro, ma soprattutto a garanzia dei cittadini di cui amministriamo, giorno dopo giorno, anno dopo anno, talvolta da decenni, le sorti giudiziarie.

Il Segretario Generale Dr. Giovanni Pomarico
Il Presidente Dr. Paolo Valerio

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