22082017Ultime Notizie:

11 Settembre 2001: anche dopo 14 anni le teorie complottiste sono più vive che mai

Puntuali come ogni anno, colonne di luce uniscono terra e cielo: sono il 9/11 Anniversarysimbolo delle Torri Gemelle abbattute negli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001.
“Tribute in Light” è l’installazione artistica realizzata dal Municipal Art Society di New York e divenuta permanente: 88 proiettori, per un insieme di luci da 8mila watt, che furono realizzati anche con la collaborazione di un’azienda italiana (piemontese) specializzata in illuminazione.

La mattina dell’11 settembre 2001 diciannove affiliati all’organizzazione terroristica di al-Qāʿida dirottarono quattro voli civili; i terroristi fecero intenzionalmente schiantare due degli aerei sulle torri nord e sud del World Trade Center di New York, causando il crollo di entrambi i grattacieli. Il terzo aereo di linea venne dirottato contro il Pentagono e il quarto aereo, diretto contro il Campidoglio o la Casa Bianca si schiantò in un campo in Pennsylvania, dopo che i passeggeri e i membri dell’equipaggio tentarono, ma senza riuscirci, di riprendere il controllo del velivolo.
Nell’attacco alle torri gemelle, 5.073 è il numero dei dispersi e delle morti accertate, tra queste 343 vigili del fuoco e 60 poliziotti. La maggior parte delle vittime era civile; settanta le diverse nazionalità coinvolte.
Gli attacchi ebbero grandi conseguenze anche a livello mondiale: gli Stati Uniti d’America risposero dichiarando la “guerra al terrorismo” e attaccando l’Afghanistan controllato dai Talebani, accusati di aver volontariamente ospitato i terroristi. Le borse rimasero chiuse quasi per una settimana, registrando enormi perdite. L’economia della Lower Manhattan si fermò per via della distruzione di uffici del valore di miliardi di dollari. I danni subiti dal Pentagono furono riparati un anno dopo e sul luogo fu eretto un piccolo monumento commemorativo.
Gli attacchi crearono grande confusione tra le agenzie di notizie e i controllori del traffico aereo in tutti gli Stati Uniti; a tutto il traffico aereo civile internazionale fu proibito di atterrare su terreno statunitense per tre giorni. Gli aerei già in volo furono respinti o indirizzati ad altri aeroporti.
Radio e televisioni diffusero notizie non confermate e spesso contraddittorie per tutto il giorno.

Ma, ogni anniversario dell’11 settembre segna anche il giorno nel quale, puntualmente, tornano a farsi vive le polemiche promosse dai teorici del complotto, secondo i quali gli attacchi di quattordici anni fa non furono opera di un gruppo terroristico, bensì un piano messo in atto dallo stesso governo statunitense: la teoria sostiene che agli Stati Uniti servisse un pretesto per fare la guerra all’Afghanistan e che abbiano nascosto, dai tempi di Bush padre, le relazioni pericolose della famiglia Bush con i sauditi di Bin Laden.
I video su Youtube che analizzano le dirette televisive della Cnn, della Fox e della Cbs, riprese dagli elicotteri quella mattina, si chiedono come mai nelle immagini il cielo abbia colori sempre diversi e ci siano dei tagli di montaggio proprio dopo l’impatto del secondo aereo sulla Torre, avvenuto in diretta, venti minuti dopo il primo, con le televisioni già sintonizzate.
Non sono mai state trovate le scatole nere e i lavori per sgomberare Ground Zero sono cominciati subito dopo il disastro. I camion hanno iniziato subito a portare detriti con una fretta sospetta, secondo i sostenitori della teoria del complotto: forse si volevano evitare indagini sulla dinamica dei crolli.
Ci sono poi i testimoni che hanno dichiarato in diretta di non aver visto in modo nitido l’aereo, pur essendo stati lì, sotto le torri, al momento dell’impatto. Esiste un filmato amatoriale girato sotto le Twin Towers, quando era già stata colpita la prima, che mostra chiaramente un aereo infilarsi dentro la seconda Torre; ma si vede solo una sagoma scura e non un aereo bianco, blu e rosso, come quelli della compagnia di bandiera americana.
E le teorie, nel 2004 diventano un film: “Farenheit 9/11″ vince la Palma d’oro al Festival di Cannes. In questo documentario il regista Michael Moore racconta le relazioni tra la famiglia Bush e quella degli sceicchi sauditi di Bin Laden, intrecciate dagli interessi della compagnia petrolifera Harken Energy, di proprietà dei Bush. Non mancano i dettagli sugli interessi economici legati alla successiva invasione dell’Afghanistan e sulle multinazionali che hanno visto esplodere i fatturati in seguito allo scoppio del conflitto. Racconta di come, fra il 14 e il 24 settembre 2001, 6 voli charter riportarono in patria 142 persone di nazionalità saudita, delle quali 24 erano membri della famiglia Bin Laden.
Anche in Italia qualcuno si è interrogato sui sospetti legati all’11 settembre. Giulietto Chiesa, Franco Fracassi, Francesco Trento e Thomas Torelli hanno lavorato ad un’inchiesta, un libro poi diventato film, “Zero”, che si concentra sulla manipolazione delle immagini dell’attacco terroristico trasmesse quel giorno in tutto il mondo: secondo loro non sono reali. “Pensiamo di aver visto tutto” sostiene Giulietto Chiesa, giornalista ed ex europarlamentare “e invece non abbiamo visto niente. Le prove della responsabilità di Osama Bin Laden non sono mai state documentate ed esibite dagli Stati Uniti e noi, insieme alla Nato, siamo andati in Afghanistan sulla base di queste presunte prove. Siamo stati presi in giro”.
Un altro tema, a lungo dibattuto, affrontato in “Zero”, è la dinamica del crollo delle torri, “inspiegabile” secondo Chiesa “se la si confronta con la versione ufficiale” Come è possibile che il calore dell’incendio, causato dall’esplosione degli aerei, abbia fuso l’acciaio in quel modo, facendo sbriciolare e implodere le Torri su se stesse? La tesi dei crolli strutturali è confutata da numerosi testimoni oculari che hanno sentito chiaramente un’esplosione prima del crollo”.
Infine, la questione dei dirottatori, anche questa trattata nel film: l’elenco dei 19 terroristi viene pubblicato con rapidità dal Dipartimento di Stato americano. Ma è risultato da subito che almeno 13 di loro fossero vivi e totalmente estranei agli attentati. Risiedevano in altri Paesi e si recavano nelle ambasciate americane per capire come mai il loro nome fosse su quell’elenco dell’FBI.

Valentina G.

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